Recap: Dracula (1×01) – “The Blood is the Life”


Nuova serie alquanto interessante nel panorama della NBC e per quanto riguarda questo blog occasione da non farsi assolutamente scappare per dedicarle un appuntamento settimanale per ripercorrerne le puntate passo per passo. Ormai è pieno il mondo di serie tv sui vampiri e io le sto seguendo quasi tutte (“The Vampire Diaries”, “The Originals”, “True Blood”), ma realizzare una serie sul VAMPIRO per eccellenza è una cosa che non ci si può fare scappare da spettatori.

  • Dracula ritorna in vita nell’Inghilterra di fine ‘800 assumendo l’identità di Alexander Grayson per vendicare chi ha ucciso la moglie e lo ha tradito secoli prima. Rivisitazione abbastanza interessante del romanzo di Bram Stoker, con la giusta trama per creare delle stagioni intriganti e che rapiscano gli spettatori.
  • Una delle scene iniziali in cui Grayson si presenta alla folla durante una festa organizzata nella sua abitazione mi ha ricordato enormemente “Il Grande Gatsby”. La cosa gioca moltissimo a favore del personaggio elegante ed enigmatico che la serie NBC ci vuole presentare.
  • La trama della vendetta solitamente tende ad intrigare, anche se in questo primo episodio viene accennata soltanto verso la fine. Un episodio comunque molto buono in cui più che altro conosciamo i personaggi coinvolti tra cui, oltre a Dracula, possono rivelarsi interessanti Jonathan Harker, giornalista e promesso sposo di Mina Murray, con la quale Dracula sembra avere una certa connessione.
  • Vi è inoltre una interessante rivisitazione del personaggio di Van Helsing, che tutti conoscono come il nemico giurato di Dracula, mentre qui non solo sarà colui che lo riporta in vita, ma sarà probabilmente un alleato fondamentale perché la vendetta di Dracula si compia.
  • La bellezza del primo episodio, oltre alle atmosfere dell’Inghilterra Vittoriana che sono elegantissime, sta in una costruzione della tensione fatta in maniera davvero maestosa, grazie anche ad una colonna sonora veramente avvolgente ed ansiogena.

Voto: 7,5

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1600 Penn – Season Finale: “Marry me, Baby”


Eccoci giunti ad un altro season finale, anche se in realtà la stagione in questione (ma anche la serie, visto che non è stata rinnovata dalla NBC per una seconda stagione) è finita ben due mesai fa, ma ancora non avevo avuto modo di parlarvene. Prima però, il solito riepilogo!

Non sono un grande fan di sit-com. In tutto il panorama telefilmico sulle sit-com, sono finora riuscito a resistere per molto tempo a soli due titoli, e questi sono “Scrubs” e “The Big Bang Theory”. Sono anche sulla buona strada per resistere a “New Girl”. Tutte le altre magari le inizio, ma dopo un po’ il mio interesse cala, o comunque mi fanno ridere meno, e le mollo.

Il fatto che parli del season finale di una stagione finita ben due mesi fa, è indicativo di come la serie sia calata nel corso di soli pochissimi epidodi. L’avevo anche accolta abbastanza entusiasticamente, data una comicità molto fresca che ero riuscito ad apprezzare fin da subito. Ma poi le trame piuttosto ripetitive mi hanno costretto a mollarla per riprenderla più avanti.

Ora, una sit-com deve fare ridere e la trama orizzontale, quando è presente, deve evolversi piano piano, a spizzichi e bocconi. Alla fine il suo lavoro questa serie lo fa abbastanza bene, non c’è da ridire su questo. C’è sicuramente di meglio però. Il season/series finale perde un po’ la sua vena comica, nonostante ci regali una buonissima performance canora del protagonista Skip (interpretato da Josh Gad) ed un matrimonio presidentesco assolutamente sfarzosissimo. Il finale, [SPOILER] nel quale si scopre che il figlio di Becca, nipote del presidente degli USA, è nero, e che quindi è figlio di Marshall Malloy, addetto ai rapporti con la stampa[FINE SPOILER], devo dire che non me l’aspettavo proprio, nonostante alla fine dica “Si, doveva per forza essere così”, giuro che non ci avevo pensato fino alla fine.

Voto alla prima (e ultima) stagione: 6
Voto al season/series finale: 5,5

Revolution


Per molte serie che inizio a guardare da zero ritengo che il terzo episodio sia una specie di crocevia. Se al terzo episodio la serie non è riuscita a convincermi anche solo un minimo la mollo. E siccome quest’anno seguo molte nuove serie, voi con me seguirete le mie peripezie telefilmiche, piano piano, man mano che mi viene l’ispirazione per scrivere qualcosa su di esse.

Revolution
(serie tv, stagione 1, ep. 1-3)
Rete Americana: NBC
Creatore: Erik Kripke
Cast: Tracy Spiridakos, Graham Rogers, Billy Burke, Zak Orth, Anna Lise Phillips, Daniella Alonso, J. D. Pardo, Giancarlo Esposito, David Lyons, Tim Guinee, Elizabeth Mitchell
Genere: Fantascienza, Post-apocalittico

La trama in breve: A seguito di un blackout, l’intera Terra si ritrova senza elettricità nè dispositivi elettronici. Quindici anni dopo il blackout il mondo è radicalmente cambiato. I governi sono irrimediabilmente caduti e le persone devono fare affidamento alle proprie abilità per sopravvivere, anche solo per trovare del cibo.

Diciamo che io da questa serie mi aspettavo molto. Per lo meno un qualcosa di accattivante, visto l’argomento che tratta e come sia stata sponsorizzata la serie. Anche perchè il suo ideatore, Erik Kripke, è quel genio che mi ha creato Supernatural, il cui declino è proprio iniziato nel momento del suo abbandono. Dietro ci sta anche un grande nome delle serie tv, tale JJ Abrams, che a capolavori come Lost, Alias e Fringe ha saputo alternare anche irresistibili ciofeche. D’altronde, quando cerchi di mettere il tuo nome dappertutto il rischio di essere incostante c’è.

Dunque, dopo un primo episodio che mi aveva fortemente deluso perchè la serie appariva banale e, soprattutto, non parlava di quello di cui avrebbe dovuto parlare, nel secondo episodio ai miei occhi c’è stata una leggera ripresa. Intanto non mi è venuto sonno guardandolo, ma poi, quanto meno, si è iniziato a parlare in maniera leggermente più seria di questa benedetta elettricità.

Questo, fondamentalmente, è uno dei motivi per cui mi trovo ancora nel limbo nel giudicare questa serie, che è interessante abbastanza ma che rischia, ed il rischio è veramente altissimo, di fare la fine di Alcatraz e Terra Nova (in termini di ascolti invece sembra stia viaggiando decentemente). Non mi ha ancora preso completamente.

Voto: 5 (per ora, avrete mie notizie)

Go On


Go on
(serie tv, stagione 1, ep. 1-3)
Rete Americana: NBC
Creatore: Scott Silveri
Cast: Matthew Perry, Laura Benanti, Julie White, Suzy Nakamura, Tyler James Williams, Brett Gelman, Khary Payton, John Cho
Genere: Sit-com

La trama in breve: Ryan King è un giornalista sportivo. Dopo aver perso la moglie in un incidente stradale viene obbligato dal suo capo ad unirsi ad un gruppo di terapia per l’accettazione del dolore.

Non sono un grandissimo appassionato di sit-com, nè tanto meno di quelli che io tendo a chiamare “show accentratori”, in cui un solo personaggio fa da carro da traino per tutti gli altri. Questo fu il caso del più recente Anger Management, che era sì riuscito a farmi ridere ma che col suo essere “accentratore” perdeva molto del suo potenziale non esprimendolo a dovere.

Ora, dopo aver visto i tre episodi mandati in onda di questa serie posso dire che il risultato è qualcosa di più compiuto. Non ancora molto ma le basi sono assolutamente buone e la sua realizzazione nei primi tre episodi è sembrata molto solida. Un approccio alla Scrubs è quello di questa serie, in cui il protagonista si trova immerso tra la serietà della condizione in cui si trova, cercando però di superare il suo dolore in maniera assolutamente esilarante.

Matthew Perry, famoso per il ruolo di Chandler in “Friends, è l'”accentratore” dello show. Qualche riserva la metto tuttora sugli altri personaggi, che però in questi primi epiosodi sembrano accompagnarlo abbastanza bene, cercando anche loro di fare ridere e talvolta riuscendovi.

Voto: 6,5

Awake


Il primo di Marzo uscirà una nuova serie televisiva, targata NBC, intitolata Awake. Ovviamente come accade molte volte il primo episodio della serie è trapelato e ci è arrivato un pre-air dell’episodio pilota.

La serie parla del detective della polizia Michael Britten che, dopo un’incidente stradale in cui sono coinvolti anche la moglie e il figlio, vive in due realtà parallele: una in cui è morto il figlio, l’altra in cui è morta la moglie. Michael farà così in modo di vivere una sorta di doppia vita, portandosi i problemi dell’una e dell’altra realtà sempre con sè, il tutto continuando a risolvere i casi che si presentano alla polizia.

Ho appena visto il pre-air e posso dire che mi è abbastanza piaciuto. Il tema trattato è stato visto molte volte in molte salse differenti, ma in questo caso ha una visione un po’ più originale secondo me. Il regista della serie vuole farci capire bene quali siano le due realtà e da cosa siano contraddistinte. Esempi lampanti sono gli elastici che Michael porta al braccio: uno è verde e viene indossato nella realtà in cui è vivo il figlio, l’altro è rosso, indossato nella realtà in cui vive la moglie. Altro esempio è la colorazione di fondo e le tinte del paesaggio: tonalità che danno sull’azzurro dove è vivo il figlio, giallo/rossastro dove è viva la moglie.

Importanti figure sono i due psicanalisti di Michael. Entrambi che tentano di convincerlo che la realtà sia una sola e che l’altra sia un sogno, ma lui è cosciente di essere sveglio in entrambe le realtà (oppure di non capire quando è sveglio o quando sta”dormendo”). Più che altro gli psicanalisti non servono a lui, che è convinto e vuole continuare a vivere la doppia vita, ma servono a noi spettatori, che potremmo rimanere confusi dalle due realtà.

Attendo con dovuta impazienza l’inizio ufficiale della serie, che sono sicuro ci regalerà qualche bel momento televisivo, sperando che gli autori abbiano deciso di trattare la trama con le dovute “pinze”, perchè sì, è potenzialmente molto interessante, tanto quanto potrebbe potenzialmente trasformarsi in una panzana bestiale.