John Dies at the End


USA 2012
Titolo Originale: John Dies at the End
Regia: Don Coscarelli
Sceneggiatura: Don Coscarelli
Cast: Chase Williamson, Rob Mayes, Paul Giamatti, Clancy Brown, Glynn Turman, Doug Jones, Daniel Roebuck
Durata: 99 minuti
Genere: Commedia, Horror

La trama in breve: Una nuova droga si sta diffondendo, viene chiamata “Salsa di soia” e permette a chi ne fa uso di avere esperienze extradimensionali ed extratemporiali. Molti che la usano però, quando ritornano, non sono più umani, e la terra inizia ad essere invasa da mostri alienoidi. John e David, due giovani scapestrati, sono chiamati ad essere gli eroi della situazione.

Di film folli, allucinati e allucinanti ne ho visti un sacco, ma forse mai nessuno come questo. Un film che già dal titolo-spoiler (o forse no?) rischia di diventare, se mai arriverà nelle nostre desolatissime lande cinematografiche, un vero e proprio cult. Un film cult perchè fa ridere e perchè talvolta, riesce addirittura a fare paura.

Molto non-sense insomma, eppure il film, pur non essendo perfetto, sembra essere girato con una certa maestria ed una certa attenzione per i dettagli. A non essere perfette sono le interpretazioni degli attori coinvolti, che però vista la follia del film riescono a passare in secondo piano. Infatti, se Chase Williamson, Rob Mayes e Paul Giamatti non offrano una prova espressiva di spessore, il film alla fine funziona per la sua irriverenza.

Schemi che saltano, a volte tanta violenza e risate assicurate, in un film che, anche solo giudicandolo dal titolo, rischia di entrare nell’immaginario comune per chi lo vedrà, sperando che un giorno arriverà nella nostra Terra e si diffonda come auspico.

Voto: 7/8

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Domenica Cult – “The Truman Show”


Secondo episodio della mia personalissima rubrica domenicale riguardo il cinema “di culto”, che parla di quei film che o, nel bene o nel male, hanno fatto la storia del cinema, o che, nel corso degli anni e di ripetute visioni da parte degli appassionati sono riusciti a raccogliere una ampissima schiera di fan al seguito. E’ il caso del film che vi voglio proporre questa settimana, un film che fondamentalmente ha il merito, sopra tutti, di non darsi all’eccesso e alla banalità, ma di essere basato su un’idea. Una sola, semplice idea.

USA 1998
Titolo Originale: The Truman Show
Regia: Peter Weir
Cast: Jim Carrey, Laura Linney, Noah Emmerich, Ed Harris, Natascha McElhone, Holland Taylor, Brian Delate, Peter Krause, Blair Slater, Paul Giamatti
Genere: Drammatico

La trama in breve: Truman Burbank è da anni, fin dalla sua nascita praticamente, inconsapevole protagonista di uno show televisivo che tiene incollati allo schermo più di un miliardo di telespettatori in tutto il mondo. Ogni persona che lui incontra nella sua vita è un attore, facente parte di un cast accuratamente selezionato per far sì che la sua vita appaia il più normale possibile. Iniziando a sentirsi controllato, Truman inizia a insospettirsi e cercherà una via d’uscita dalla situazione in cui è immerso.

Questo film, nato proprio nel periodo in cui iniziavano a fiorire i primi reality show che ora impazzano nelle nostre televisioni e alcuni dei quali (soprattutto quelli lunghi come il “Grande Fratello”, “L’Isola dei Famosi” e compagnia cantante) sono sempre meno reality. L’idea che la vita di un uomo possa essere un grandissimo, enorme e di grandissimo successo, show televisivo. Uno show in cui la vita di tutti, ma proprio tutti è controllata, di cui il protagonista è totalmente ignaro e tutte le persone con cui egli è in contatto sono “finte”.

Un’idea assolutamente originale, che prende sicuramente le orme da “1984” di Orwell e che, grazie a un’interpretazione assolutamente di livello di Jim Carrey, riesce a diventare una perla del cinema contemporaneo. Jim Carrey, tra l’altro, in quel periodo conosciuto praticamente come attore esclusivamente comico, per la prima volta viene messo alla prova in un ruolo drammatico e i risultati sono stati davvero buoni.

In un film che riesce in poco tempo ad esplorare atmosfere di diversi generi, da quella della commedia, a quella drammatica, fino ad arrivare addirittura al thriller, nei momenti in cui al protagonista iniziano a venire i primi dubbi sulla reale consistenza della sua vita. Una visione amara di quello che da lì a poco sarebbe diventato un fenomeno mondiale, capace addirittura di controllare la vita delle persone.

Le interpretazioni riguardo a questa pellicola possono essere molteplici, le ho lette ieri su wikipedia (beh io la mia interpretazione ve l’ho data, le altre possibili potete anche andarvele a leggere). La più curiosa però secondo me è quella religiosa che vede l’intero cammino di Truman come un cammino verso l’illuminazione. Interpretazione curiosa quanto in realtà possibile, non essendo questo un film “univoco”.

Voto: 8,5

Cosmopolis


Sono mesi che lo cerco. Da quando è uscito in sala e non ho avuto la possibilità di vederlo sono passati ben cinque mesi, e neanche uno straccio della copia di Cosmopolis su internet. Nemmeno uno. E dopo cinque mesi dalla sua uscita ed essere finalmente riuscito a vederlo posso dire solo una cosa: che grossissima palla delusione.

Canada, Francia, Italia, Portogallo 2012
Titolo Originale: Cosmopolis
Regia: David Cronenberg
Cast: Robert Pattinson, Samantha Morton, Jay Baruchel, Paul Giamatti, Kevin Durand, Juliette Binoche, Sarah Gadon, Mathieu Amalric
Genere: Drammatico

La trama in breve: Erick Packer è un giovane rampollo di New York che decide, il giorno della visita del presidente degli Stati Uniti in città, di attraversare l’intera Manhattan per farsi tagliare i capelli dal suo barbiere di fiducia. Durante l’interminabile viaggio i consulenti della sua azienda saliranno a bordo della sua limousine per anticipargli una gravissima crisi finanziaria, mentre in città stanno avvenendo grosse proteste anticapitaliste, durante le quali una persona lo minaccia di morte.

Questo film è stato il mio secondo approccio al cinema firmato Cronenberg. Il mio primo approccio è stato “eXistenz”, un film che ho odiato oltre ogni immaginazione, il che mi dava nella testa non pochi pregiudizi. Un giorno o l’altro mi guarderò i suoi due unanimi capolavori come “Videodrome” e “La mosca” e vedremo se il mio odio per lui sarà veramente viscerale.

Per quanto io apprezzi particolarmente il suo modo di costruire la fotografia e le scenografie di questo film, l’ho trovato assolutamente un film senza anima. Capace di annoiarmi a tal punto da voler smettere di vederlo, anche se è una cosa che coi film non andrebbe mai fatta. Per questo, stoico, sono riuscito a farmi forza e a continuare fino alla fine, per vedere che comunque, verso la fine, la vicenda diventa due dita più interessanti. Ma senza esagerare troppo. Soltanto due dita.

Il protagonista della storia, che passa praticamente un’intera giornata in automobile, è Robert Pattinson, il “vampirello-bello-bello” (ma dove obiettivamente?) di “Twilight” che qui una volta di più fa valere la sua totale inespressività. Ok, il suo personaggio è cinico e quasi apatico, pur nascondendo grossissime paure esistenziali, quindi l’inespressività può essere una dote, ma la faccia di cazzo non te la leva comunque nessuno.

Voto: 5

Una notte da leoni 2


Ho visto e recensito il primo film molto tempo fa, promettendomi di vedere e recensire a breve anche il secondo capitolo. Promessa non mantenuta mi sono ritrovato, praticamente per caso, a vedermi questo film mesi e mesi dopo con alcuni miei amici e il risultato non è stato affatto quello che mi aspettavo.

USA 2011
Titolo Originale: The Hangover: Part II
Regia: Todd Phillips
Cast: Bradley Cooper, Zach Galifianakis, Ed Helms, Ken Jeong, Justin Bartha, Jeffrey Tambor, Paul Giamatti, Jamie Chung, Mason Lee, Sasha Barrese, Bryan Callen, Nick Cassavetes, Mike Tyson
Genere: Commedia

La trama in breve: Dopo due anni dalla notte folle di Las Vegas, Stu sta per sposarsi in Thailandia. Doug, riesce a convincere Stu ad invitare anche Alan al matrimonio, che il gruppo non vede da anni. Due giorni prima delle nozze i due si ritrovano sulla spiaggia a brindare assieme al fratello della sposa, il rampollo della famiglia, e le cose non andranno di certo per il verso giusto…

Perchè questo film non è quello che mi aspettavo? Perchè mi aspettavo una copia sputata del primo capitolo col rischio ovvio che non facesse ridere perchè sapeva tutto di già visto. Ora un po’ è così, infatti molte scene vengono riproposte con qualche variante, ma la potenza del film secondo me sta proprio in questo: riuscire a far ridere tantissimo con l’esaltazione folle dell’assurdo.

Il personaggio interpretato da Zach Galifianakis è la vera star del film. E’ certamente lui il più idiota di tutti e quello che combinerà i guai maggiori, non rendendosi mai pienamente conto di quale sia la situazione in cui lui e tutto il gruppo si sono appena cacciati.

Dunque, per quanto alcune scene siano praticamente già state viste nel capitolo precedente, il film riesce a mantenere quasi intatta la sua potenza, riuscendo comunque a regalarci alcune scene assolutamente geniali che non mancheranno di farci ridere.

Voto: 7+

Rock of Ages


Se avrete visto qualcuna delle mie poche recensioni musicali in questo blog, avrete potuto aver modo di capire quanto io ami il rock anni ’80. Lo amo, lo amo, lo amo. Bon Jovi, Poison, Whitesnake, Kiss, Journey. Io li amo. E sono anche di quei gruppi che fai fatica a non scordart e le cui canzoni si imparano a memoria dopo due o tre ascolti. Ecco che per questo motivo, un film basato su un musical, che prende il titolo da un album dei Def Leppard, la cui colonna sonora è composta da sole canzoni rock anni ’80 per me è un film imperdibile. E’ un’orgia di canzoni e di musica, è un concerto anticonvenzionale, è un’occasione per cantare, per l’ennesima volta, delle canzoni che già canticchio nella mia testa per tutto il giorno.

USA 2012
Titolo Originale: Rock of Ages
Regia: Adam Shankman
Cast: Diego Boneta, Julianne Hough, Tom Cruise, Russel Brand, Alec Baldwin, Brian Cranston, Catherine Zeta-Jones,Mary J. Blidge, Paul Giamatti
Genere: Musical

La trama in breve: Los Angeles, 1987. Sherrie, ragazza dell’Oklahoma, si è appena trasferita. Nel locale Bourbon, che rischia la chiusura, conosce l’aspirante cantante Drew Boley. I due si innamorano. Film costruito sulla scena musicale anni ’80, dominata dal rock, nella quale si staglia la figura fittizia di Stacee Jaxx, rock-star in declino.

Come può un film dalla trama esile, esilissima come questa, riuscire a piacermi così tanto. Come posso io, che sono uno che ha sempre mal sopportato le cover, aver amato così tanto un film del genere. Beh, il motivo ve l’ho scritto nell’introduzione a inizio articolo. Quella di questo film è la musica che in assoluto preferisco, che continuerò ad ascoltare anche quando non capirò più niente, che i vari Club-Dogo o compagnia cantante di oggi si sognano di durare per così tanto tempo.

Questa musica vince su tutto e vincono, soprattutto, gli attori che la interpretano nel film. A partire da un magistrale Tom Cruise nei panni di Stacee Jaxx, che intanto entra alla perfezione nella parte, ma che sorprende tantissimo, ma davvero tantissimo, per le sue doti canore. Perfetta l’esecuzione di “Wanted Dead or Alive” dei Bon Jovi, così come quella di “Pour some Sugar on me” dei Def Leppard.

Bravissimo anche Diego Boneta, soprattutto nelle varie “I Wanna Rock” dei Twisted Sisters, “Every Rose has its Thorn” dei Poison e “Don’t stop Believing”, a fare da canzone da chiusura, che già io amo davvero tanto, dei Journey.

Questo film non si piglia un 10 solo perchè la trama è quanto di meno utile ai fini del film, ma il voto è tutto dovuto alla colonna sonora magistrale e costruita con una ottima logica, per la quale si ringrazia il genio dei gruppi che ce l’hanno regalata, e per le esecuzioni assolutamente sorprendenti degli interpreti in scena. Su tutti, Tom Cruise. E chi lo sapeva che aveva sta voce da rock-star?

Voto: 8+