Le riserve


USA 2000
Titolo Originale: The Replacements
Regia: Howard Deutch
Cast: Keanu Reeves, Gene Hackman, Brooke Langton, Orlando Jones, Rhys Ifans, Jon Favreau, David Denman, Brett Cullen, Jack Warden
Genere: Commedia, Sportivo

La trama in breve: A causa di uno sciopero che coinvolge i giocatori della lega di football americano, la squadra dei Sentinel (in lotta per un posto ai playoff), come molte altre squadre della lega, decide di affidarsi nelle mani di giocatori non professionisti, allenati dal carismatico Jimmy McGinty e capitanati dal quarter back Shane Falco, promettente giocatore ai tempi del college, ma con la carriera rovinata a causa della finale universitaria persa in malo modo.

Questo è probabilmente uno dei film negli ultimi anni che, a causa della programmazione su Mediaset Premium, ho visto più volte e che non mi sono ancora stancato di vederlo e rivederlo. Non lo considero affatto un mio cult, ma tra i film sportivi è uno dei miei preferiti perchè sa unire molto bene e con una leggerezza strabiliante la parte più legata alla creazione di uno spirito di squadra ad una parte assolutamente comica.

I personaggi funzionano molto bene e giusta è la scelta da parte del regista e dello sceneggiatore di dotare di una personalità più profonda il protagonista Shane Falco, lasciando ai suoi compagni di squadra, tranne qualche eccezione come il gallese Nigel Gruff la cui storia però rimane abbastanza in superficie e non viene scavata proprio nel profondo, quasi un ruolo da macchietta, come fossero protagonisti della parte più comica del film.

Dunque non certo un capolavoro, ma un film che sa fare riflettere sul mondo dello sport e sulle paure ad esso legate, riuscendo anche a fare ridere. Menzione d’onore per una colonna sonora anni ’80, tra cui spiccano Gloria Gaynor, Sting e i Rolling Stones.

Voto: 7

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Recensioni Trash – “Komodo” & “La casa degli Zombi”


Dopo una serata all’insegna dei filmacci come quella di ieri, era giunto il momento di scrivere qualcosina anche sul cinema quello brutto. Ma siccome non dedicherò due articoli a ciò che ho visto ieri sera, raccolgo entrambe le brevi recensioni in un unico post, sperando che un giorno qualcuno condivida con me la tragica sorte di aver visto questi film.

Komodo

Australia, USA 1999
Titolo Originale: Komodo
Regia: Michael Lantieri
Cast: Jill Hennessy, Billy Burke, Kevin Zegers, Paul Gleeson, Nina Landis, Michael Edward-Stevens, Simon Westaway, Bruce Hughes, Jane Conroy, Melissa Jaffer, Brian McDermott, Nique Needles
Genere: Avventura, Horror

La trama in breve: Patrick, 15 anni, vive con i genitori in un cottage su un’isola al largo della Carolina del Sud. Una notte i loro genitori vengono uccisi e mangiati da un mostro. L’evento lascia Patrick in stato di shock, incapace di ricordare ciò che accadde quella notte.

Detto francamente il film in questione è un ricettacolo di scene assurdamente inspiegabili e di banalità senza fine. Dopo un inizio che vuole dare l’impressione di essere davanti ad una produzione quanto meno non amatoriale, ci ritroviamo catapultati in una storia senza un capo e senza una coda. O meglio, il capo ce l’avrebbe anche, quasi, è la coda che manca completamente.

A parte degli enormi draghi di Komodo a fare da mostri (come direbbe Maccio Capatonda tra l’altro sono graficamente fatti “male da Dio”), non si riescono a capire molte cose, come ad esempio la presenza dei ricercatori che devono coprire un ipotetico mistero sulla comparsa dei mostri ma alla fine tutta la storia di sottofondo viene mandata a tarallucci e vino.

Gli attori fanno abbastanza pena, c’è il Billy Burke che sto vedendo in “Revolution” e in questa parte non è nient’altro che un tamarro. Niente di più. Quasi come in “Revolution”. Gli altri interpreti sono quasi da buttare. Come in ogni film in cui c’è un gruppo che si rispetti c’è anche un uomo di colore che viene ammazzato quasi subito ma con atroci sofferenze.

Voto:3

La casa degli zombi

USA 1977
Titolo Originale: The Child
Regia: Robert Voskanian
Cast: Laurel Barnett, Ruth Ballan, Frank Janson, Rosalie Cole, Richard Hanners
Genere: Horror

La trama in breve: Alicienne torna nel suo paese natale per lavorare come governante nella casa della famiglia Nordon. Nella casa vivono il padre con i due figli, orfani di madre morta poco prima. Rosalie, la figlia minore è molto viziata e antipatica, si comporta in modo strano e vistia il cimitero di notte, dicendo di incontrare degli amici che però nessuno ha mai visto.

Questo film è la totale esaltazione del cinema spazzatura. Per prima cosa, gli interpreti della storia sono tanto antipatici quanto assolutamente insopportabili, roba da odio incontrollato e il loro modo di recitare è probabilmente una delle cose peggiori che abbia mai visto su uno schermo. Se la giocano giusto con “monofaccia” Kristen Stewart.

Altra cosa, il film è stato letteralmente riempito di lunghissime scene in cui non succede assolutamente nulla, si hanno inquadrature mirabolanti ma fatte assolutamente a casaccio, tagli di scena che sembrano fatti con una mannaia direttamente sulla pellicola e stacchi repentini. La colonna sonora è composta da quella tipica musica che tende a stuprarti letteralmente il cervello. Sembra quasi composta da un ciccione che cade continuamente sulla tastiera di un pianoforte, o da un bambino che si diverte a picchiare con le mani sulla tastiera toccando tasti a caso e tutti in una volta.

Gli zombie sono fatti col culo. Hanno la conformazione fisica degli uomini di colore, ma vengono sbiancati col cerone. Non si capisce mai per tutto il film se la storia avviene di giorno o di notte. Anzi, meglio, il giorno e la notte sono disposte casualmente lungo l’arco della giornata. A un certo punto è giorno, subito dopo inspiegabilmente notte e viceversa, ma la vicenda prosegue liscia come se non fosse passato del tempo.

Va bene fare i film a basso costo, ma esistono delle perle a basso costo. Questa non è una perla. Siamo noi pirla ad averlo guardato.

Voto: 0,5 (lo 0 e l’1 sono concetti matematici troppo importanti, ma al contempo non si può andare oltre l’1 come voto)

Mario – Stagione 1


“E ora leggiamo, insieme ai fratelli Peluria, la recensione della serie “Mario””

Mario
(serie tv, stagione 1)
Rete Italiana MTV
Creatore: Maccio Capatonda
Cast: Maccio Capatonda, Herbert Ballerina, Rupert Sciamenna, Ivo Avido, Anna Pannocchia, Offa Ioladinos, Ektor Baboden, Katherine J.Junior, Pippo Lorusso, Francesca Macrì, Alberto Azarya, Maurizio Tabani, Marco Donadoni, Alberto Bigioggero.
Genere Commedia, Demenziale

La trama in breve: Mario è il famoso conduttore dell’MTG, comprato dalla Micidial Corporation che continua ad invadere la trasmissione con i suoi sponsor. Indispettito, Mario decide di lasciare il tg, ma a causa di una sciabolata (una clausola rescissoria milionaria scritta in diagonale) è costretto a rimanere e ad istruire il figlio di Micidial, Ginetto, per farlo diventare un giornalista. A ciò si aggiunge la scomparsa di Paolo Buonanima, vecchio direttore del tg e padre putativo di Mario.

Stavo pensando in questi giorni di scrivere un post utilizzando molti giochi di parole utilizzati in questa serie, ma siccome non me ne sento in grado e alla fine finirebbe per essere uno scimmiottamento, ho deciso di evitarli il più possibile.

Non starò qui a parlarvi della trama della serie, abbastanza esile ma che comunque, nel suo piccolo, riesce puntata dopo puntata a fare entrare lo spettatore per bene al suo interno. Fondamentalmente ho sempre pensato che la bellezza di un programma comico sta nella capacità di far ridere. Inoltre la risata è una cosa per così dire “intima”, nel senso che ciò che fa ridere a me potrebbe non fare ridere qualcun altro. Ad esempio a me “I soliti idioti” (tanto per citare un’altra serie prodotta da MTV) fanno veramente tantissimo schifo, eppure sono osannati (nonostante questo mi ritengo comunque superiore a chi li guarda con ammirazione).

Per favore, non ti comprare anche il mio blog!

Vabbeh, ma dunque la serie mi è piaciuta o no? O meglio, mi ha fatto ridere o no? La risposta è: tantissimo. E di riflesso, avendomi fatto ridere tantissimo nel corso delle 18 puntate che ci hanno accompagnato in questi due mesi, la serie mi è anche piaciuta tantissimo. Perchè sa alternare molto sapientemente momenti in cui ci si butta a capofitto nella trama orizzontale, a momenti in cui i servizi dell’MTG, in pratica degli sketch spassosissimi, la fanno da padrone.

E anche la poliedricità di tutti gli attori in scena, che interpretano più personaggi, è uno dei grandissimi punti di forza di questa serie. A partire da Maccio, che oltre a essere Mario è anche Oscar Carogna, inviato che cerca storie in cui la morte la fa da padrone spettacolarizzandola, Ippolito Germer, che si occupa dei servizi di salute parlando di malattie talvolta scontatissime (LA VECCHIAIA) talvolta addirittura inesistenti.

Si io ho vvisto tutto!

Altro interprete a farla da padrone è Herbert Ballerina, che interpreta Ginetto, il figlio imbecille di Lord Micidial (Rupert Sciamenna), ma soprattutto Pino Cammino, il passante di professione presente in ogni servizio di Oscar Carogna. Sfido chiunque abbia visto la serie a dire che il suo “Si io ho vvisto tutto!!!” e il suo “Come… Come ‘na catapulta”” non abbiano fatto ridere ogni santissima volta che li abbia sentiti, pur sapendo quello che stava per dire. E anzi, le suo due variabili inaspettate, “catapugno” e “scolapulta” sono state probabilmente la sua apoteosi.

Una menzione d’onore va a due personaggi che assieme a noi comuni spettatori hanno seguito la serie. Certo, da un posto privilegiato, certo, ma che comunque incarnano in toto gli spettatori della serie. I fratelli Peluria, che nel corso delle puntate hanno regalato momenti di risate di assoluta ignoranza, come nella scena del panino col prosciutto (o forse meglio dire del prosciutto col panino, tagliato a metaglio?) o quando chiamano Mario in trasmissione.

Si tratta di una serie che da una parte vuole far ridere nella maniera più ignorante e demenziale possibile, dall’altra riesce a parodiare in un modo assolutamente ottimo tutti quei programmi e servizi del tg di cui è popolata la nostra televisione. Secondo me Maccio Capatonda per questa serie si è ispirato moltissimo al godibilissimo film “The Onion Movie” (che rivedrò e recensirò a breve), o per lo meno io ci ho visto moltissime analogie.

E comunque, dopo il finale di stagione andato in onda ieri, che non conclude la serie ma ha lasciato praticamente tutte le questioni aperte, cosa che tra l’altro ci sta, in perfetto stile serie americane (solo che le serie americane cercano di concludere e di aprire qualcosa di nuovo), per piacere, Maccio, l’anno prossimo fammi una seconda stagione. MIRACCOMARIO!

Voto: 8

P.S.: Condivido qui sotto tre sketch che nel corso della serie mi hanno fatto ridere di più. Godeteveli!

Al terzo posto il servizio sul neonato killer ad Atlanta negli Stati Uniti.

Al secondo posto i fratelli Peluria alle prese con il panino al prosciutto.

Al primo posto il servizio sulla morte di Fracco Di Botte.

Boardwalk Empire – Stagione 1


So bene di arrivare un po’ in ritardo, ma questa serie è sempre stata presente nella mia lista ma, per un motivo o per l’altro non sono mai riuscito a recuperarla. Sarà il fatto che per ben due volte in cui ho tentato di incominciarla mi sono addormentato durante il primo episodio, facendomi desistere dal continuarla, ma una delle serie più importanti degli ultimi anni non può essere tralasciata in questo modo.

Boardwalk Empire
(serie tv, stagione 1)
Rete Americana: HBO
Rete Italiana: Sky Cinema 1, Rai 4
Creatore: Terence Winter
Cast: Steve Buscemi, Michael Pitt, Kelly MacDonald, Michael Shannon, Shea Whigham, Aleksa Palladino, Michael Stuhlbarg, Stephen Graham, Vincent Piazza, Paz de la Huerta, Michael Kenneth Williams, Anthony Laciura, Paul Sparks, Dabney Coleman
Genere: Drammatico, Gangster

La trama in breve: Nel 1920 ad Atlantic City e in tutti gli Stati Uniti entra in vigore il Proibizionismo. Nucky Thompson, politico corrotto e mafioso, comincia ad ideare un piano per commerciare l’alcool ormai divenuto illegale e per arricchire se stesso e la sua cerchia.

Alla fine comunque, pian pianino, ma nemmeno così tanto piano, sono riuscito a gustarmi almeno tutta la prima stagione, in attesa di entrare in possesso della seconda. Diciamola tutta, alla fine della fiera il prodotto, che negli anni io avevo sempre snobbato, è un prodotto molto buono, uno dei più importanti del panorama televisivo attuale.

Il problema che viveva secondo me questa serie era la sì ottima confezione, all’interno della quale però si riusciva a scorgere poco, guardando soprattutto i primi episodi. Primo difetto riscontrabile è che i primi tre/quattro episodi bisogna riuscire a superarli, superati quelli poi la serie va che è un piacere e riesce per bene ad ingranare alla distanza. Ma chi non dovesse superare i primi tre/quattro episodi, avrebbe tutta la mia comprensione, vista la loro infinita lentezza e mancanza di ritmo televisivo.

I primi episodi di questa serie sarebbero un ottimo film, oserei dire quasi un capolavoro, ma non mi sono sembrati adatti per attirare il pubblico di una serie televisiva. Oppure, come spessissimo accade, il problema sono io, cosa comunque da non escludere affatto.

Comunque la storia è molto interessante e i personaggi sono costruiti con un’ottima caratterizzazione, su tutti il Nucky Thompson interpretato da un ottimo Steve Buscemi, ormai prestatosi alla televisione dopo buonissime interpretazioni cinematografiche, e il poliziotto Nelson Van Alden, interpretato dal Michael Shannon di cui mi sono “innamorato” dopo la sua performance in “Take Shelter”. Il suo personaggio è un poliziotto fanatico religioso che vive di citazioni bibliche mantenendo dentro di sè una pazzia nemmeno tanto celata.

Voto alla prima stagione: 7

Broadchurch – Season Finale


Eccoci giunti dopo due mesi al finale di stagione di questa serie britannica che ha tenuto incollati allo schermo molti spettatori, grazie soprattutto al mistero che la accompagnava. Come già dissi nella recensione scritta dopo aver visto i primi due episodi della serie, la trama su cui è costruita non è niente di nuovo ed anzi, è sicuramente qualcosa di già visto, ma il suo punto di forza, per tutti gli episodi è stato creato dal punto di vista umano.

E il season finale, che finalmente ci svela il mistero su chi fosse l’assassino del piccolo Danny Latimer è un concentrato di storia umana molto molto emozionante. Tra parentesi, io non avevo capito chi fosse l’assassino, mentre leggo commenti di gente che già lo aveva capito da diverse puntate. Ma vabbeh, capire in anticipo come finirà una serie non è certo una delle mie migliori doti.

E anche qui, la scelta degli autori è stata quella di far iniziare l’episodio con la cattura dell’assassino (non vi dico chi è, tanto magari lo saprete già!) per poi concentrarsi sulle varie reazioni degli abitanti della cittadina, concentrandosi maggiormente sui familiari. Molto emozionante poi la scena finale con la fiaccolata in onore di Danny.

Tra gli interpreti, a parte il protagonista David Tennant, che nel suo ruolo del detective Alec Hardy mi è piaciuto molto, ho particolarmente apprezzato Andrew Bucham nei panni di Mark Latimer, particolarmente bravo nell’interpretare l’emozione del padre nel momento in cui scopre l’assassino del figlio, e Olivia Colman, che intepreta Ellie, la partner di Hardy.

Voto alla prima stagione: 7+
Voto al season finale: 7,5

La casa nel vento dei morti


Italia 2012
Titolo Originale: La casa nel vento dei morti
Regia: Francesco Campanini
Cast: Luca Magri, Francesco Barilli, Marco Iannitello, Nina Torresi, Sara Alzetta, Paola Crecchi, Valeria Colombo, Annalisa Schettino, Adriano Guareschi, Loredana Piedimonte
Genere: Thriller

La trama in breve: Quattro uomini, dopo una rapina all’ufficio postale, sono costretti a fuggire con la refurtiva verso le montagne in cerca di rifugio. Durante la fuga uno dei tre muore a causa di una ferita subita durante la rapina. Arrivati ad una casa dispersa in mezzo ai boschi, la loro fuga si trasformerà in un incubo.

Nel corso dei molti articoli che ho scritto in questo quasi anno e mezzo di attività nella blogosfera non ho mai nascosto il mio gusto per il trash e per i B-Movie. Il problema è che ci sono B-Movie come “Machete”, che sono esaltazione di scene trash e che fanno abbastanza godere lo spetgtatore, mentre ci sono altri tipi di B-Movie. Quelli veramente brutti, in ogni suo particolare.

Il problema di questo film, ma già me lo aspettavo eh, è che è da una parte totalmente sconclusionato, dall’altra vive su riprese fatte con uno stile al limite dell’accademico, troppo compassate e talvolta risultano ridicole. Basta pensare alle scene un po’ più horror in cui sembra sia stato usato l’effetto che io chiamo comunemente “spegnere e riaccendere la telecamera”.

La recitazione è al limite del ridicolo. Gli attori protagonisti sembrano quasi arrivati dai trailer di Maccio Capatonda. Il problema è che gli attori della compagnia di Maccio (tra parentesi, a breve post fiume sulla sua nuova creazione “Mario”), sono veramente molto bravi a “recitare male” creando l’effetto comico. Questi attori recitano male e basta, volendo sembrare seri. Si salva solo Nina Torresi, che però dura in scena una cosa come dieci minuti prima di morire.

Poteva essere un B-Movie cult trash. E’ solamente un film molto brutto.

Voto: 3

Scary Movie 5


USA 2013
Titolo Originale: Scary Movie 5
Regia: Malcom D. Lee
Cast: Ashley Tisdale, Simon Rex, Erica Ash, Molly Shannon, Heather Locklear, J. P. Manoux, Jerry O’Connell, Terry Crews, Kate Walsh, Chris Elliott, Jasmine Guy, Lil Duval, Lindsay Lohan, Charlie Sheen, Mike Tyson, Kendra Wilkinson, Snoop Dogg
Genere: Parodia

La trama in breve: Non riesco a sintetizzare la trama di un film così sconclusionato. Il film è una parodia comica dei più grandi successi cinematografici degli ultimi anni, tra i quali spiccano “Paranormal Activity”, “Il cigno nero”, “Inception” e “La madre”.

Io anni fa amavo particolarmente la saga di “Scary Movie”. Il primo capitolo che parodiava “Scream” ed il secondo, che a livello di risate l’ho trovato addirittura superiore al primo, sono le migliori cartucce sparate da questo brand. Poi ci fu un terzo capitolo con un leggero passo indietro, ma comunque godibile ed un quarto capitolo assolutamente deludente.

Ora due sono le cose. O sono cresciuto io rispetto a quando apprezzavo la serie come una delle cose più comiche che conoscessi, oppure la serie è inesorabilmente calata e finita nel dimenticatoio. Secondo me non è nè totalmente colpa della prima motivazione nè totalmente della seconda. E’ solo che in questi anni i miei gusti cinematografici e soprattutto i miei gusti comici sono molto cambiati e non riesco ad apprezzare come una volta ciò che a 13 anni mi faceva veramente morire dal ridere.

Dall’altro lato c’è una saga che invece punta sempre sullo stesso leit-motiv e non si sa rinnovare. L’unico rinnovamento si è visto nell’attrice protagonista, Ashley Tisdale, ma per il resto le scene sono giocate sempre sulle stesse cose e i tentativi di far ridere sono sempre giocati sulle stesse identiche cose.

Voto: 4

La mala educaciòn


Spagna 2004
Titolo Originale: La mala educaciòn
Regia: Pedro Almodòvar
Cast: Gael García Bernal, Fele Martínez, Daniel Giménez Cacho, Lluís Homar, Francisco Maestre, Francisco Boira, Juan Fernández, Nacho Pérez, Raúl García Forneiro, Javier Cámara, Alberto Ferreiro, Petra Martínez, Roberto Hoyas, Leonor Watling
Genere: Drammatico

La trama in breve: Juan, fingendosi suo fratello Ignacio va da Enrique, un regista, per proporsi come attore. Non concedendogli nessuna parte, Juan lascia a Enrique un manoscritto, intitolato “La visita”, un racconto autobiografico che narra la storia di due compagni di collegio, che hanno condiviso gli anni dell’adolescenza e la scoperta della loro omosessualità. Il racconto narra anche degli abusi subiti da Ignacio da parte di Padre Manolo, direttore del collegio perdutamente innamoratodi Ignacio.

In attesa di riuscire a vedere “Gli amanti passeggeri”, ultimo lavoro registico di Pedro Almodòvar, ho deciso di recuperare uno dei pochi lavori suoi che ero già riuscito a vedere, assieme al pessimo “La pelle che abito”. A quanto ricordavo questo film non mi era affatto dispiaciuto, ma avendolo visto tempo addietro non mi era rimasto quindi ho deciso di recuperarlo.

Ciò che cerca di fare Almodòvar con il suo lavoro è di dare un certo spessore ai personaggi che dirigendo attori che ai tempi di questa pellicola (parliamo del 2004) erano per lo più attori esordienti o con scarsa esperienza cinematografica. Tutti tranne il protagonista Gael Garcìa Bernal che nello stesso anno fu protagonista dell’ottimo “I diari della motocicletta”.

La storia che viene raccontata si fa spazio tra misteri, intrighi e si fa accompagnare dalla storia drammatica del protagonista Ignacio, che per buona parte del film resta quasi sullo sfondo, per poi entrare prepotentemente in tutta la sua drammaticità. E’ un film misterioso e ambiguo, probabilmente non imprescindibile ma che comunque sarebbe bene guardare, non fosse altro per lo stile registico di Almodòvar che è assolutamente tra i più apprezzabili tra i registi europei.

Voto: 7+

Evil Dead


USA 2013
Titolo Originale: Evil Dead
Regia: Fede Alvarez
Cast: Jane Levy, Shiloh Fernandez, Lou Taylor Pucci, Jessica Lucas, Elizabeth Blackmore
Genere: Horror

La trama in breve: Cinque ragazzi si ritrovano a passare un weekend in una casa di famiglia in mezzo ai boschi. Eric, uno dei cinque, trovato in cantina un libro chiamato “Libro dei Morti”, comincia a leggerlo. Da lì in poi gli ospiti della casa iniziano ad assistere a strani eventi, quali ad esempio possessioni demoniache.

Premettendo di non aver visto il film originale, “La casa”, di Sam Raimi, film di cui questo Evil Dead, che in italiano si chiameràa anch’esso “La casa”, è remake. Quindi il mio giudizio è a priori di un qualsiasi pregiudizio riguardo quanto i remake siano inutili e servano solo a migliorare la componente “grafica” degli originale, senza aggiungere nulla di nuovo.

Questo film ci sta, assolutamente. A partire da una regia sapiente dell’esordiente Fede Alvarez, fino ad arrivare a degli interpreti che ritengo sopra la media rispetto al cinema horror/splatter degli ultimi anni. Il film riesce a far abbastanza paura seguendo un canovaccio trito e ritrito, di cui se ne vedono moltissimi in giro nella storia del cinema (ma bisogna considerare che “La casa”, l’originale, sarebbe considerato quasi un pietra miliare del genere).

Alcune scene sono girate in un modo molto buono e, a quanto ho letto, la trama della storia segue abbastanza fedelmente quella del film originale. Lo vedrò sicuramente per vedere come è girato, ma questo, inserito nel contesto horror in cui ci troviamo (nel quale trovare un film buono è come trovare una montagna di oro sotto il pavimento della propria casa), riesce a comportarsi assolutamente bene e a ritagliarsi uno spazietto abbastanza di rilievo.

Voto: 7

Qualche consiglio musicale – Episodio 6


Otep – Hydra

Provenienza: Los Angeles, California
Genere: Alternative Metal, Nu Metal
Poco da dire obiettivamente su questo album di una band che avevo completamente ignorato prima d’ora. Il disco non mi è piaciuto proprio per niente, sarà che non è il mio genere, sarà che la voce del cantante Otep Shamaya non è certo il tipo di voce che mi fa impazzire, ma anche la parte strumentale non è che mi abbia dato un buon motivo per apprezzare quest’album. Il fatto che non mi sia particolarmente piaciuta nemmeno una canzone la dice tutta, io che da ogni album che ascolto riesco a farmene entrare sempre almeno una nella testa.
Voto: 3

Bad Religion – True North

Provenienza: Los Angeles, California
Genere: Punk Rock, Melodic Hardcore
Con i Bad Religion ho sempre avuto un certo rapporto a metà tra il gusto e l’odio (di solito si dice amore e odio, ma io i Bad Religion non li ho mai realmente amati). In questo loro ultimo lavoro si sentono comunque molte delle sonorità che li hanno contraddistinti nel corso degli anni e qualche canzone buona e musicalmente interessante riescono a tirarcela fuori come ad esempio “Land of Endless Greed” o “Vanity”, ma per il resto l’album nel complesso non mi è sembrato funzionare a meraviglia. Anche la scelta di fare più brani corti tutti con una durata inferiore ai tre minuti alla fine non è che paghi moltissimo, così come i brani, presi nel complesso, denotano una scarsa vena e una scarsa originalità.
Canzone Preferita: Land of Endless Greed
Voto: 6-

Helloween – Straight out of Hell

Provenienza: Amburgo, Germania
Genere: Power Metal
Gli Helloween non muoiono e non moriranno mai. Non sono mai stati il mio gruppo preferito ma ci sono giusto quella decina di canzoni che considero delle pietre miliari e che adoro e conosco a menadito. Nel corso della loro carriera avranno avuto sì degli alti e bassi sicuramente, ma questo lavoro è la prova vivente che questi ultracinquantenni ci sanno fare eccome se ci sanno fare. Roba che comunque dei gruppi che tentano da anni di imitarli (si, Dragonforce, me la sto proprio prendendo con voi) dovrebbero impallidire ad ascoltare i 16 (13+3) brani di cui è composto l’album. Un concentrato unico di energia, tecnica, voce trascinata al limite delle proprie possibilità.
Canzone Preferita: Burning Sun
Voto: 8