Carrie – Lo sguardo di Satana


Altro giro, altra proposta di film horror o thriller da parte di Dario Argento, per la serie “100 pallottole d’Argento”, che per me hanno un certo valore, foss’anche semplicemente per il fatto che sono proposte di quel mio genio adorato di Dario Argento.

USA 1976
Titolo Originale: Carrie
Regia: Brian DePalma
Cast: Sissy Spacek, Piper Laurie, Amy Irving, William Katt, Betty Buckley, Nancy Allen, John Travolta, P.J. Soles, Priscilla Pointer, Sidney Lassick
Genere: Horror, Drammatico

La trama in breve: Carrie Whyte è una ragazza molto timida che frequenta l’ultimo anno delle superiori, capace di spostare gli oggetti con la sola forza della mente. Siccome la madre è un’integralista cristiana, ha passato la sua intera vita segregata in casa, motivo per cui ha grosse difficoltà a relazionarsi con le coetanee. Tutte le compagne di classe la odiano, mentre Sue tenta di aiutarla, convincendo il suo ragazzo Tommy Ross ad invitarla al ballo di fine anno.

Questo è il primo film tratto da un racconto di Steven King. Non sono un grande appassionato di Steven King, anzi, non mi piace proprio, visto che dei quattro libri che ho tentato di leggere, ne ho finito uno, mentre gli altri sono stato costretto ad abbandonarli per eccessiva noia. Nonostante questo mio rifiuto verso la sua scrittura i film tratti dai suoi romanzi hanno tutto un altro effetto, basti pensare a “Shining” o a “1408” o a “Il Miglio Verde”, che apprezzo moltissimo.

Brian DePalma firma dunque la prima trasposizione cinematografica tratta da un libro di King e lo fa in un modo assolutamente coinvolgente. Mentre il film è probabilmente il primo esempio di “teen movie” in salsa horror, egli riesce a creare, da una situazione abbastanzaq disagevole, un piccolo gioiellino. Non è un horror di quelli che fanno paura, è più un horror da situazione.

L’emarginazione in cui vive Carrie, l’ossessione della madre per la religione Cristiana e la sua paura di peccare, un crocifisso a cui Carrie è costretta a pregare, contribuiscono in maniera decisiva a creare una certa inquietudine. Inoltre, la sua capacità di spostare gli oggetti, che nella prima parte della pellicola si verifica quasi sempre all’improvviso ed apparentemente senza motivo creano alcuni momenti di piccolo spavento.

Ma il vero capolavoro di questo film è secondo me la parte finale, che non vi posso svelare se non avete visto il film, ma che vi assicuro mi ha rapito in una maniera incredibile. Lo sguardo di Carrie, che è probabilmente lo sguardo di Satana a cui allude il titolo, è il vero capolavoro del film. Penso di non aver mai visto uno sguardo così tanto penetrante in vita mia. E’ stata di certo la bravura di Sissy Spacek a creare questo sguardo, aiutata anche dal suo viso, che nonostante la sua carineria si presta molto. Uno di quegli sguardi che, ti entra dentro e, nonostante la “mediazione” dello schermo, è destinato a rimanerti dentro.

Da notare anche come la fotografia attenta, diretta dall’italiano Mario Tosi, e le musiche, curate sempre dall’italiano Pino Donaggio, contribuiscano in maniera decisiva a rendere questo film un vero e proprio gioiello. E’ comunque un horror degli anni settanta. Non ottiene più lo stesso effette che avrà ottenuto ben 36 anni fa. Ma le mani che lo hanno creato sono delle grandi mani e se la “paura” cambia col passare del tempo, la “bravura” non cambia mai.

Voto: 8,5

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Magic Mike


Non sono diventato gay dopo aver guardato questo film. E’ l’unica introduzione che mi sento di fare. Non sono diventato gay dopo aver visto questo film. Ma magari lo ero prima e lo sono tuttora ma non me ne sono ancora reso conto. Perchè escluderlo?

USA 2012
Titolo Originale: Magic Mike
Regia: Steven Soderbergh
Cast: Channing Tatum, Alex Pettyfer, Matthew McConaughey, Cody Horn, Olivia Munn, Joe Manganiello, Matt Bomer, Adam Rodriguez, Kevin Nash, Gabriel Iglesias, Riley Keough
Genere: Drammatico, Commedia

La trama in breve: Mike Lane è un trentenne che per mantenersi svolge diversi lavoretti: di giorno lava le auto, fa il costruttore, di notte diventa uno spogliarellista del clu Xquisite, sua massima fonte di guadagno. Quando conosce Adam, diciannovenne senza lavoro, Mike deciderà di introdurlo al mondo dello spogliarello, nel quale Adam andrà incontro ad un grande successo.

Il film funziona. Molti erano quasi riusciti a farmelo odiare, ma il film funziona (non mi piacciono particolarmente le cose che diventano presto dei tormentoni assurdi ed apparentemente senza motivo). Per questo il fatto che non mi aspettassi niente da questo film contrapposto al fatto che invece ci ho trovato qualcosa di serio e profondo al suo interno, mi ha obbligato a ricredermi.

Oltre la trama, che va ben oltre il semplice vedere dei corpi nudi (non guardo mai un film apposta perchè c’è la Jessica Alba o la patana di turno che si spoglia, figurarsi se lo facessi per quel gran figone bravo attore che è Channing Tatum) e si concentra soprattutto su un’ottima caratterizzazione di tutti i personaggi principali. E sono solo due quindi questo è doveroso. Apprezzabilissima è anche l’ironia con cui si trattano i protagonisti, per un film che vuole essere serio ma non vuole vedersi sul serio.

Scelta altrettanto azzeccata è quella di far rimanere tutti gli altri ballerini come dei ballerini. Non sappiamo e non vogliamo sapere niente di loro e il film non ci fa sapere niente di loro. Bene, benissimo. Scelta coraggiosa ma assolutamente giusta, sarebbe venuto fuori un mischione incredibile.

Voto: 7

Weekend al Cinema! – 28.09.2012


Ecco che, nel mio ultimo weekend prima che ricomincino le lezioni universitarie, arrivano al cinema alcune visioni, più o meno interessanti, per questo weekend cinematografico. Spiccano su tutte “Reality” di Matteo Garrone e “L’era glaciale 4” che si spera seriamente non sia una ciofeca.

Reality di Matteo Garrone.
Vincitore del Gran Prix all’ultimo Festival di Cannes, questo film potrebbe segnare un leggero risollevamento per il cinema italiano, che in questa stagione ha sfornato il peggio del peggio, con registi pressochè sconosciuti e trame quanto mai ripetitive. La storia di uno che vuole entrare al Grande Fratello potrebbe essere una storia di assoluto interesse.

L’era glaciale 4 – Continenti alla deriva di Steve Martino, Mike Thurmeier.
Dopo l’esilarante terzo capitolo ecco che il brand che si occupa de “L’era glaciale” sforna un altro capitolo, cercando probabilmente di ritornare alle risate di puro gusto fatte col primo capitolo e a quelle comunque sonanti fatte con il terzo. Poi però, sarebbe ora di chiudere la saga.

Elles di Malgoska Szumowska.
Non so se fidarmi o meno di questo film. La trama pare interessante ed alquanto pesante, e proprio per la sua preannunciata probabile pesantezza che non so se fidarmi di questo film. Non conoscendo nemmeno la regista nè alcuno degli interpreti non posso fare affidamento nemmeno su quelli.

Resident Evil: Retribution di Paul W.S. Anderson.
Nonostante mi interessassero sempre discretamente non sono mai riuscito a vedere nemmeno un film della saga di “Resident Evil”. Se mi promettono che questo sarà l’ultimo potrei tentare il recuperone impossibile.

Appartamento ad Atene di Ruggero Dipaola.
Altra proposta italiana per questo weekend cinematografico che pare molto ma molto ma molto meno interessante di quell’altra basata sul Grande Fratello. A questo aggiungiamoci il fatto che il cinema in cui vado di solito non lo trasmette e siamo a cavallo (speriamo che trasmetta “Reality” almeno…).

The Five-Year Engagement di Nicholas Stoller.
Le commedie romantiche non fanno per me. Punto. Non sono così tanto disposto ad accostarmi ad una visione del genere. Punto.

The Shock Labyrinth


Altra proposta della saga “100 Pallottole d’Argento” passata sui miei schermi consigliata da quel genio che è Dario Argento.

Giappone 2009
Titolo Originale: 戦慄迷宮
Regia: Takashi Shimizu
Cast: Yūya Yagira, Misako Renbutsu, Ryo Katsuji
Genere: Horror, Drammatico

La trama in breve: Un gruppo di giovani con un misterioso passato incontra, dopo dieci anni in cui hanno creduto fosse morta, l’amica Yuki. A seguito di un incidente occorsole, i quattro la portano in un ospedale, che presto si rivelerà essere un inquietante labirinto che li metterà davanti alle loro paure più recondite.

E’ molto difficile riuscire a parlare o a scrivere di questo film. Perchè questo film è una mazzata. Di qualsiasi tipo. Sa creare molta ansia in molti frangenti, anche se mai per tutta la sua durata è riuscito a farmi sobbalzare. E’ registicamente e fotograficamente ben curato, non gli si può appuntare niente da questo punto di vista.

Ma Shimizu, il regista famosissimo in occidente per la saga di “Ju-On: The Grudge”, fa mancare qualcosa in questo suo film, così come secondo me mancava qualcosa ai, seppur carini, “Ju-On”. L’idea di fare un horror basandolo sul misteriosissimo passato dei protagonisti e sulle loro paure più recondite (che però in un modo o nell’altro riguardano quel passato che fa loro tanta paura) viene sviluppata attraverso visioni psichedeliche e simbolismi che un occhio normale fatica a capire (e io sono andato a cercare qualcosa su internet, perchè ci ho capito poco).

Sarà forse colpa dei personaggi ai quali non ci si riesce ad accostare nel dovuto modo, sarà perchè si guarda tutta la storia con un certo distacco, sarà perchè questo film, per quanto tecnicamente ben realizzato, non riuscirà mai a entrare dentro di me.

Voto: 5,5

Ribelle – The Brave


Non sono un grande fan della Pixar. Nonostante gli innumerevoli film prodotti, a parte l’assoluto capolavoro che è stato “WALL-E” e i godibilissimi “Monsters & Co.” e “Alla ricerca di Nemo”, non sono mai riuscito ad apprezzare appieno la produzione della casa cinematografica nata dalla costola della Disney. Eh si, nemmeno con “Toy Story” riuscite a convincermi. Per cui mi accosto a questa nuova produzione con un po’ di scetticismo e un po’ di prevenzione.

USA 2012
Titolo Originale: Brave
Regia: Mark Andrews, Brenda Chapman, Steve Purcell
Doppiatori Originali: Kelly Macdonald, Julie Fowlis, Julie Walters, Billy Connolly, Emma Thompson, Kevin McKidd, Craig Ferguson, Robbie Coltrane, Steve Purcell, John Ratzenberger
Doppiatori Italiani: Rossa Caputo, Noemi, Arianna Vignoli, Anna Mazzamauro, Ugo Maria Morosi, Emanuela Rossi, Shel Shapiro, Enzo Iacchetti, Giobbe Covatta

La trama in breve: Merida è una principessa scozzese, figlia di Re Fergus e della Regina Elinor. Non le piace dedicarsi ai riti e alle tradizioni del regno, ma preferisce di gran lunga esercitarsi con l’arco. Non volendo scegliere per lei un futuro marito si rivolgerà ad una strega, che le darà una pozione in grado di cambiare il suo destino.

Bisogna ammetterlo: il film ha una partenza folgorante, parte proprio a razzo. Scene divertenti, gag mai scontate ed una trama che pare svilupparsi in un modo assolutamente fantastico. Le gag create dagli sceneggiatori per la prima parte mi hanno fatto pensare che fossimo potenzialmente davanti ad un crack per la Pixar. Risate di gusto proprio, soprattutto nei momenti in cui il protagonista sulla scena era Re Fergus, padre totalmente succube della Regina e che talvolta, proprio come molti uomini fanno, pare assecondarla solo per non crearsi problemi ulteriori.

A questa prima parte assolutamente creativa, veloce, dinamica e divertente, si contrappone la seconda. Era ovvio fin dall’inizio che il film non potesse mantenere un ritmo così per tutta la sua durata, ma non mi sarei mai aspettato un calo del genere. Risate ridotte al lumicino, che quasi sempre poi si trasformano in sorrisetti e non in vere e proprie risate, scene abbastanza prevedibili e scarso interesse mio verso lo sviluppo della trama.

Dal punto di vista tecnico i disegni sono bellissimi, ma su questo non è che ci fosse tanto da discutere, visto che è da sempre il punto di forza della Pixar, e le voci italiane fanno la loro bella figura (tranne Noemi, che è una cantante che generalmente apprezzo, che nelle parti cantate della protagonista non mi ha detto niente di che).

Voto: 6+

Detachment – Il distacco


USA 2011
Titolo Originale: Detachment
Regia: Tony Kaye
Cast: Adrien Brody, James Caan, Christina Hendricks, Lucy Liu, Marcia Gay Harden, Bryan Cranston, William Petersen, Blythe Danner, Tim Blake Nelson, Isiah Whitlock Jr.
Genere: Drammatico

La trama in breve: Henry Bates è il supplente di un liceo frequentato da ragazzi non proprio di facile gestione. Inoltre è prigioniero di un passato nel quale da bambino ha “assistito” al suicidio della madre e si prende cura del nonno, che dopo l’evento, ha perso la testa.

La storia che ci vuole raccontare il film è una storia veramente troppo complicara per essere compresa a fondo, non lo è di certo abbastanza per non essere apprezzata. Come può un professore che ha vissuto quello che ha vissuto nella sua vita, riuscire a trasmettere qualcosa di positivo ai suoi alunni.

E’ questa la domanda che mi sono posto per praticamente tutta la durata del film e che tuttora mi pervade. Perchè sì, la scuola dove si trova ad insegnare il nostro protagonista non è certo una di quelle scuole per ragazzi che vivono la loro vita senza alcun problema. Posto tra l’altro che tutti nella nostra vita abbiamo dei problemi e che si tratta solo di ammettere a se stessi che ci sono dei problemi più gravi di altri.

A me il protagonista del film non sembra fare una grossa evoluzione. Lui, col suo modo di fare distaccato, sembra volere evitare di provare sentimenti. Ma ce la può fare? Apparentemente no, perchè il suo interesse verso i suoi alunni, ma soprattutto verso una ragazza conosciuta in un autobus mentre si prostituiva, sono entrambi molto sinceri e spontanei. I rapporti che egli ha con queste persone sono bilaterali, entrambi ne devono in qualche modo ottenere giovamento, ma a lui interessa solo dare giovamento.

La tecnica usata dal regista è molto simile all’intervista. Innumerevoli sono gli interventi del professore che parla da solo con la telecamera (e con gli spettatori) di ciò che prova e di come le sue sensazioni sono evolute. Adrien Brody interpreta il suo ruolo in maniera sublime, riuscendo a farsi accompagnare egregiamente da tutto il resto del cast.

Voto: 7+

Go On


Go on
(serie tv, stagione 1, ep. 1-3)
Rete Americana: NBC
Creatore: Scott Silveri
Cast: Matthew Perry, Laura Benanti, Julie White, Suzy Nakamura, Tyler James Williams, Brett Gelman, Khary Payton, John Cho
Genere: Sit-com

La trama in breve: Ryan King è un giornalista sportivo. Dopo aver perso la moglie in un incidente stradale viene obbligato dal suo capo ad unirsi ad un gruppo di terapia per l’accettazione del dolore.

Non sono un grandissimo appassionato di sit-com, nè tanto meno di quelli che io tendo a chiamare “show accentratori”, in cui un solo personaggio fa da carro da traino per tutti gli altri. Questo fu il caso del più recente Anger Management, che era sì riuscito a farmi ridere ma che col suo essere “accentratore” perdeva molto del suo potenziale non esprimendolo a dovere.

Ora, dopo aver visto i tre episodi mandati in onda di questa serie posso dire che il risultato è qualcosa di più compiuto. Non ancora molto ma le basi sono assolutamente buone e la sua realizzazione nei primi tre episodi è sembrata molto solida. Un approccio alla Scrubs è quello di questa serie, in cui il protagonista si trova immerso tra la serietà della condizione in cui si trova, cercando però di superare il suo dolore in maniera assolutamente esilarante.

Matthew Perry, famoso per il ruolo di Chandler in “Friends, è l'”accentratore” dello show. Qualche riserva la metto tuttora sugli altri personaggi, che però in questi primi epiosodi sembrano accompagnarlo abbastanza bene, cercando anche loro di fare ridere e talvolta riuscendovi.

Voto: 6,5

Phenomena


E’ da inizio Agosto che il canale del Digitale Terrestre Rai Movie propone, ogni Martedì e Giovedì sera, un film thriller o horror con il commento di Dario Argento. L’iniziativa, che si chiama 100 pallottole d’argento, può anche essere vista come pretesto per far vedere e spiegare i suoi film, visto che già in questi due mesi ne sono stati fatti vedere una buona parte. Lo scorso Giovedì era il turno di Phenomena, che non sono riuscito a guardare su Rai Movie, ma che, per fortuna, sono riuscito a trovarlo nell’hard disk.

Italia, Svizzera 1985
Titolo Originale: Phenomena
Regia: Dario Argento
Cast: Jennifer Connelly, Daria Nicolodi, Donald Pleasence, Tanga, Fiore Argento, Dalila Di Lazzaro, Patrick Bauchau, Michele Soavi, Federica Mastroianni, Gaspare Capparoni, Fiorenza Tessari, Fulvio Mingozzi, Mario Donatone, Davide Marotta
Genere: Horror, Thriller

La trama in breve: Jennifer Corvino, mandata dal padre in un collegio in Svizzera, durante un attacco di sonnambulismo assiste casualmente all’omicidio di una ragazza. La ragazza è solo la prima di una serie di vittime che il “mostro” mieterà, e la ragazza, che ha anche una strana empatia con gli insetti, che sembrano amarla in un modo molto particolare.

Prima o poi il mio obiettivo è quello di recuperare uno ad uno tutti i film di Dario Argento. Semplicemente per un motivo, pur avendone vista una piccola parte di essi, mi sono piaciuti tutti tantissimo. Questo film è dichiaratamente il preferito di Dario Argento ma, tra quelli che ho visto, non il mio. Comunque è una visione che merita moltissima attenzione.

Argento è noto per la sua cura dei dettagli, quasi maniacale, le sue inquadrature mirabolanti: nell’introduzione a Suspiria nello stesso programma che sta tenendo su Rai Movie spiega che il suo obiettivo è quello di fare molte inquadrature senza averne mai due uguali. Stratagemma che quasi sicuramente viene usata anche in questa pellicola e che contribuisce in maniera decisiva a creare quel senso di ansia e di tensione che si prova per buona parte della sua durata.

Spenderei anche due paroline sulle musiche: le colonne sonore originali sono firmate dai soliti Goblin, che hanno contribuito e non poco al successo dei film di Dario Argento, ma ci sono due o tre chicche messe nel punto giusto come “Flash of the Steel” degli Iron Maiden e “Locomotive” dei Motorhead.

E se nella protagonista vi sembra di riconoscere qualcuno, ma molto molto più giovane, non vi sbagliate. Presente in “C’era una volta in America” del 1984, questo ruolo da protagonista in Phenomena è stato il lancio della sua carriera, che culmina nel 2001 in un Oscar come miglior attrice non protagonista per “A Beautiful Mind”.

Voto: 8,5

Weekend al Cinema! – 21.09.2012


Eccoci arrivati ad un altro fine settimana e, come al solito, non può mancare la rubrica sulle uscite che ci attendono al cinema. Se devo proprio essere sincero poche sono le uscite veramente interessanti e , tra le poche, una di queste ho pure già avuto modo di vederla sottotitolata in italiano.

Candidato a sorpresa di Jay Roach.
Commedia “parlamentare” in cui tra i protagonisti figura uno degli attori che negli ultimi anni è riuscito a farmi ridere maggiormente, più di chiunque altro. Questa volta però non vestirà i panni di un fattone idiota ed imbecille, ma di direttore dell’Ufficio del Turismo della Carolina del Nord. Sarà in grado di vestire questi panni per lui inediti o sarà una delusione? Al film l’ardua sentenza.

I bambini di Cold Rock di Pascal Laugier.
Ecco qui il film che ho già visto. E’ un thriller più che decente, che ti tiene teso per buona parte della sua durata, ma che secondo me cala inesorabilmente nella parte finale. Una regia sopra la media per un genere ormai abbastanza banale, ma che in questo caso riesce a tirare fuori una pellicola per niente scontata. Leggi la mia recensione.

Magic Mike di Steven Soderbergh.
Il film più atteso nelle sale italiane da una mandria di ragazzine/ragazze inferocite e già inesorabilmente calde per l’evento. Beh, non si possono biasimare, visto che la maggior parte dei casi da questo punto di vista si fanno più film per uomini che per donne. Quindi, lasciamoglielo vedere. Anche se, a quanto detto da alcuni ospiti al Festival del cinema di Locarno, in cui il film è stato presentato in concorso, pare che il film sia molto di più che spogliarelli e corpi seminudi. Lo vedrò il giorno in cui non produrrano più nessun film.

The Words di Brian Klugman, Lee Sternthal.
Questo film mi ricordo dovesse uscire nelle sale almeno un paio di mesi fa, ma poi alla fine pare la sua uscita sia stata rimandata a oggi. Sembrava un film moderatamente interessante e potrebbe, ovviamente, continuare ad esserlo. Potrebbe scapparci una visione risicata, anche se si preannuncia come un film lento e quasi privo di ritmo.

Il rosso e il blu di Giuseppe Piccioni.
Tendenzialmente, essendo ornitofobico, un film diretto da uno che di cognome fa “Piccioni”, non lo vedrei mai. Aggiungiamoci poi che è un film italiano. Però, nonostante la sua provenienza, potrebbe rivelarsi un buon film, quanto meno intrigante, anche se parla di un ambiente ormai a me lontano quale è quello del liceo.

Una donna per la vita di Maurizio Casagrande.
Mi sono ripromesso, non so quando in realtà visto che non ne ho mai visto uno, che mai nella vita avrei guardato un film con Maurizio Casagrande. A voi le conclusioni su questo film, in cui non solo “recita” ma vuole anche fare il regista.

Woody di Robert B. Weide.
Documentario su Woody Allen che può essere interessante, soprattutto per gli appassionati del regista. Non sarà certo un film nè una visione imprescindibile.

Margin Call


L’avevo già indicato molto tempo fa, in una dei primi appuntamenti con la rubrica settimanale “Weekend al Cinema!”, di quanto questo film fosse interessante. Ricordo anche, che uscì nella settimana d’oro in cui uscirono quel capolavoro di “Another Earth” e “Quella casa nel bosco”, che attendevo con impazienza ma che mi ha leggermente deluso. Dopo qualche mese mi sono finalmente convinto a vederlo e non ne sono affatto rimasto interdetto.

USA 2011
Titolo Originale: Margin Call
Regia: J.C. Chandor
Cast: Kevin Spacey, Paul Bettany, Jeremy Irons, Zachary Quinto, Penn Badgley, Simon Baker, Mary McDonnellm, Demi Moore, Stanley Tucci, Aasif Mandvi, Ashley Williams, Susan Blackwell
Genere: Thriller, Drammatico

La trama in breve: Il film segue le vicende che riguardano gli impiegati di una banca di investimento che nel giro di sole 24 ore vedono materializzarsi davanti ai loro occhi ciò che presagisce il collasso finanziario.

Posto che per me la finanza è un mondo pressochè sconosciuto, riuscire a fare un film che parli in modo chiaro e completo di ciò in cui ci siamo invischiati dal 2007 a questa parte è cosa assai difficile. Riuscire a farlo coinvolgendo anche gli spettatori, o per lo meno io che di finanza non so niente, è impresa ancor più difficile.

Per questo il regista e gli sceneggiatori hanno, in maniera assolutamente azzeccata, puntato sull’approccio in stile thriller al film. Nulla ci viene spiegato all’inizio, tutto è avvolto in una grosse nube di mistero e non si sa se la colpa è di uno, di tanti o che cos’altro. Dunque, per quanto i temi trattati siano abbastanza complicata, l’approccio del regista al film riesce a superare la barriera degli spettatori (tra cui mi ci metto anche io) ignoranti in materia.

Ovviamente oltre all’approccio thriller del film bisogna vedere anche la parte drammatica. Il tracollo finanziario, che inizialmente sembra qualcosa a noi estraneo, colpisce prima di tutti gli impiegati della banca. Che c’entrano o non c’entrano. Ciò che succede dopo non ci viene fatto vedere, ma la partenza di tutto è ben chiara e precisa, grazie anche ad una spiegazione nella fase centrale, che farebbe invidia a migliaia di libri di economia moderni.

La fase finale della pellicola, in cui ormai è tutto deciso, ci fa vedere benissimo come il tracollo si sia materializzato in così poco tempo e come tutto è iniziato. Al film non interessa ciò che avverrà in seguito. Quello è compito nostro.

Il cast, tra cui spiccano un Kevin Spacey abbastanza sopra le righe, un Zachary Quinto (che recentemente abbiamo visto in serie tv come “Heroes” o “American Horror Story” e nela produzione Abramsiana “Star Trek”) e Simon Baker, che tutti o quasi conoscono per il ruolo di Patrick Jane nella serie tv “The Mentalist”. Un cast in cui ognuno sembra trovarsi a proprio agio e riesce a renderci partecipi di tutta la scala di emozioni provate dai protagonisti.

Voto: 8