Qualche consiglio musicale – Episodio 1


Considerazioni sparse sugli album da me ascoltati nell’ultimo periodo.

The Shins – Port of Morrow (2012)
Genere: Indie Pop/Indie Rock
Avevo provato a iniziare ad ascoltare i Kasabian e non hanno funzionato, avevo iniziato ad ascoltare i Franz Ferdinand e anche quelli non hanno funzionato, ritento l’approccio al genere con i The Shins, abbastanza prevenuto visti i fallimenti precedenti, e ne rimango piacevolmente sorpreso. In questo album che ha delle melodie talvolta non proprio facili ad un primo ascolto viene fuori tutto il talento di Russel Mercer, cantante del gruppo. Il risultato non è strabiliante, non mi è possibile gridare al capolavoro, ma mi piace. Ciò vuol dire che proverò a recuperare qualche loro album passato.
Canzone Preferita: Bait and Switch
Voto: 6,5

Alter Bridge – AB III (2010)
Genere: Hard Rock
Pur amando un paio di loro canzoni, quali la famosissima Metalingus (la canzone di ingresso di Edge ai tempi in cui seguivo il Wrestling, ora non so se sia rimasta o meno la stessa) e Broken Wings, non ho mai ascoltato per intero un loro album. Questo, il terzo della loro produzione, l’ho trovato davvero fantastico. Questi qui sono davvero dei geni, soprattutto in un genere troppo legato al passato, una band relativamente nuova con canzoni assolutamente originali è quanto di meglio si possa trovare. Impossibile sottovalutare la bravura alla voce di Miles Kennedy e quella alla chitarra di Mike Tremonti. Due musicisti impressionanti! Una certezza attuale per un futuro che deve, per forza di cose, essere roseo!
Canzone Preferita: Still Remains
Voto: 8

The Baseballs – String’n’Stripes (2011)
Genere: Rock ‘n Roll covers
Pensate di prendere i più grandi successi pop e disco dell’ultimo periodo, quelli che vi fanno ascoltare ovunque ed in qualsiasi momento, settantatre volte nel giro di due ore e che, soprattutto se siete come me e non amate il genere, alla lunga (che poi in questo caso la mia “lunga” dura due ascolti massimo) vi danno la nausea. Ecco pensate di prendere questi successi quali Paparazzi (la peggior canzone di Lady Gaga tra l’altro), Tik Tok, Hello e così via e pensate che qualcuno li ha reinterpretati in chiave Rock ‘n Roll in stile Elvis Presley. Per me un’idea, a monte, geniale. Peccato che la realizzazione sia tutt’altro. Nel senso, se all’idea dò 10 a priori senza nemmeno pensarci, la realizzazione è in alcuni tratti deludente. Ad esempio, la stessa Paparazzi non mi ha convinto, così come California Gurls mi ha deluso abbastanza. Perla assoluta la cover di Tik Tok e quella di Hello.
Canzone Preferita: Tik Tok (Kesha)
Voto: 6-

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Iron Man 2


Prosegue il tentativo di rimonta pazzesca. Dopo la “remuntada” dichiarata dal Barcellona 2 anni fa contro l’Inter e la promessa, ahimè e ahiloro non mantenuta di passare il turno, permettendo all’Inter di vincere la Champions tentando la missione impossibile, ecco il mio tentativo di remuntada. Ovvio che la mia non ha una scadenza fissa, non ho solamente novanta minuti per segnare i quattro gol che mi permetteranno di guardarmi “The Avengers”. Ecco che, dopo averne segnato uno ieri sera, siglo il 2-0 guardandomi il sequel di Iron Man e preparandomi a scrivere qualcosina per voi lettori. Mancano solo due gol alla remuntada!

USA 2010
Titolo Originale: Iron Man 2
Regia: Jon Favreau
Cast: Robert Downet Jr., Gwyneth Paltrow, Scarlett Johansson, Don Cheadle, Mikey Rourke, Sam Rockwell, Samuel L. Jackson
Genere: Azione, Supereroi

La trama in breve: Poco tempo dopo aver dichiarato di essere Iron Man, il governo sta tentando di convincere Tony Stark a vendere la sua nuova creazione all’esercito degli Stati Uniti d’America, ottenendo continui e insindacabili rifiuti. Intanto la Stark Industries ha organizzato un Expo, al quale partecipa anche Justin Hammer, rivale di Tony, intenzionato ad utilizzare e a superare la sua tecnologia. Nel frattempo, Ivan Vanko è riuscito a progettare un’armatura molto potente, con la quale organizza un attentato durante il Gran Premio del Principato di Monaco, al quale partecipa lo stesso Tony, pilotando un auto costruita dalla sua azienda.

Dopo la realizzazione del primo film, una specie di rodaggio atto a farci conoscere le origini di Iron Man (“Nobody wants him, he just stares at the world!” Anche se mi sembra che non c’entri niente…), in questo sequel, sicuramente molto più spettacolare e allo stesso tempo molto più riflessivo del primo, vediamo Tony Stark fare i conti con le conseguenze del “mostro” da lui creato. Ma soprattutto fare i conti col suo cuore, che lo sta lentamente avvelenenando, portandolo a scoprire pian piano che suo padre aveva più stima in lui di quanto pensasse.

Dal punto di vista dell’action movie, ci sono molte più azioni spettacolari rispetto al primo film, si pestano molto di più e ciò non può che farmi piacere, visto il motivo per cui guardo questo tipo di film (oltre che per fare una rimonta storica!). Spettacolare inoltre la macchina creata da Vanko, veramente assurda!

Voto: 7+ (perchè si, mi è piaciuto di più, ma non così tanto di più).

Iron Man


Ebbene si, mi prenderete per pazzo. E’ uscito ieri il film “The Avengers” e io vi parlo di Iron Man? Niente di strano, visto che, apprestandomi a vedere l’ultimo film di casa Marvel, non mi posso presentare al cinema senza aver visto le uscite precedenti, quali sono state Iron Man, Iron Man 2, Thor e Captain America. Ora voi direte, questo qui è un uomo fuori dal mondo. Ebbene si, nonostante ami i supereroi e non disdegni affatto i film creati su di essi, sono anni che non ne vedo uno, mi sono praticamente perso tutte le ultime uscite. Il che mi porta a dover operare una rimonta pazzesca, magari in tempi non astronomici sarebbe il massimo. E siccome ogni qual volta mi capita di vedere un film, nuovo o giurassico che sia, sento il bisogno di scrivere qualcosina, ecco che ne esce l’articolo su Iron Man.

USA 2008
Titolo Originale: Iron Man
Regia: Jon Favreau
Cast: Robert Downey Jr., Gwyneth Paltrow, Jeff Bridges, Terrence Howard
Genere: Azione, Supereroi

La trama in breve: Tony Stark, miliardario proprietario delle Stark Industries, viene catturato in Afghanistan durante una dimostrazione del nuovo missile Jerico. La cattura è finalizzata ad obbligarlo a costruire nuove armi, per poter aiutare i terroristi nella loro missione. Grazie alla sua genialità però Tony riesce a costruirsi un’armatura e a fuggire. Da quell’idea, campata per aria e finalizzata alla fuga dalla prigionia, nasce l’idea di costruire un’armatura, di terminare la produzione di armi di distruzione e di concentrarsi su un modo per porre rimedio alla distruzione portata dalle sue armi.

Non sono uno che guardando questo tipo di film cerca una morale o cose del genere. Anche perchè generalmente questo tipo di pellicole è il luogo della spettacolarità, della pomposità e dell’esaltazione della forma, rischiando di concentrarsi di meno sulla trama. Iron Man non è neanche uno dei miei supereroi preferiti, essendo cresciuto col mito di Spiderman e di Superman. Questo film però riesce a farmelo apprezzare a dovere.

Altro difetto che si riscontra spesso in questo tipo di film è l’esaltazione della bellezza degli Stati Uniti d’America (cosa presente anche negli Spiderman di Sam Raimi ad esempio). Qui invece la parte che viene presa è di un certo tipo, anche se il film non ci vuole dare un insegnamento morale, non vuole farci il predicozzo sull’uso e sulla produzione esagerata di armi, ma punto al puro intrattenimento. Una morale in pillole insomma, vista soprattutto con gli occhi del protagonista che cambia totalmente il suo modo di pensare e di vivere nel corso del film.

Voto: 7-

The Raven


Non conosco bene Edgar Allan Poe. Mi piacciono tantissimo alcuni dei suoi racconti, tra cui spiccano “Il corvo”, appunto, (a cui tra l’altro si è ispirato il famoso film con Brandon Lee), “Il pozzo e il pendolo” e il mio preferito “Il ritratto ovale”. Mentre il primo racconto, che in realtà è una poesia davvero fantastica, dà il titolo al film, il secondo viene perfettamente ritratto in una scena, la più macabra dell’intera pellicola, del terzo, guarda caso il mio preferito, non c’è alcun riferimento. Difetto di forma del film su cui si può tranquillamente trascendere, visto che era praticamente impossibile inserirlo in maniera sensata nella trama. Fosse l’unico difetto saremmo davanti ad un capolavoro, ma, nonostante il film si lasci guardare, ci sono molte molte falle irreparabili.

USA, Ungheria, Spagna 2012
Titolo Originale: The Raven
Regia: James McTeigue
Cast: John Cusack, Alice Eve, Luke Evans, Brendan Gleeson
Genere: Thriller

La trama in breve: Il film parte con una premessa: la morte dello scrittore Edgar Allan Poe, avvenuta nel 1849, è sempre stata avvolta dal mistero e alquanto inspiegabile. Per il resto la trama è molto semplice. A Baltimora, nel 1849, un serial killer commette numerosi omicidi ispirandosi ai racconti dello scrittore. La polizia deciderà dunque di chiedere un contributo investigativo allo stesso Poe, il quale, dopo il rapimento di Emily, la donna che ama, sarà costretto dal serial killer a pubblicare un resoconto in forma di racconti di tutto ciò che si sarebbe scoperto durante le indagini.

Questo genere di film, dall’atmosfera gotica, con indagini ed eventi difficilmente spiegabili, è certamente tra i miei preferiti. E’ dunque ovvio che, essendo il genere molto particolare per me, io pretenda qualcosa. Quel qualcosa non l’ho avuto da questo film. Non l’ho avuto per vari motivi. Il primo è che la trama è personalmente una figata, se viene letta prima di vedere il film. Ci sono idee buone ed idee molto buone, questa mi era sembrata molto buona a priori e continua ad esserlo, ma è sviluppata in maniera un po’ superficiale.

Seconda cosa: la personalità di Poe è stata riprodotta come me la sono sempre immaginata e, vedendo qualche foto, il Cusack del film gli assomiglia anche un po’. Nonostante questo la sua prova non mi ha totalmente convinto, e questo è un mio grosso dispiacere, vista la prova secondo me magistrale offerta in 1408, film che adoro e che me l’ha fatto adorare e non poco. Il suo personaggio, così come quello dell’ispettore Filtz (interpretato da Luke Evans), cercano troppo l’urlo di rabbia spettacolare, concentrandosi poco su quanto possa essere credibile. Avendo visto una versione doppiata questo può essere un brutto effetto ottenuto col doppiaggio, ma i volti, purtroppo, sono quelli degli attori e su quelli non c’è giustificazione che tenga.

Positive secondo me la riproduzione della storia del pendolo, mentre pochi riferimenti a “Il corvo” se non un immagine molto evocativa nel finale. Leggendo anche qualche informazione su internet, sembra che il finale del film sia abbastanza fedele ai fatti reali riportati da alcuni storici. Il film si lascia guardare, ma non è quello che mi aspettavo.

Voto: 5

Hesher è stato qui


E’ bellissimo scoprire dei film così, quasi per caso. E’ bellissimo quando in questi film scoperti così, quasi per caso, sono presenti dei personaggi destinati a diventare dei cult personali. Se poi c’è quella Natalie Portman, tanto brava nell’adoratissimo “Il cigno nero”, alle prese con un ruolo completamente diverso e anche abbastanza secondario (ma nemmeno troppo), che ormai offre dei capolavori di recitazione senza precedenti, il gioco è fatto.

USA 2010
Titolo Originale: Hesher
Regia: Spencer Susser
Cast: Joseph Gordon-Levitt, Natalie Portman, Rainn Wilson, Devin Brochu
Genere: Drammatico, Commedia nera

La trama in breve: Dopo la morte della madre, T.J. e suo padre si trasferiscono a vivere da Madeleine, la nonna di T.J. Entrambi caduti in uno stato di depressione cronica, il primo viene perseguitato dal bullo della scuola senza mostrare la capacità di reagire, mentre il secondo si imbottisce di pillole e vegeta in casa. Tutto questo va avanti finchè nelle loro vite non entra Hesher, spirito libero, metallaro, che inizialmente vive abusivamente in una casa in fase di costruzione, e successivamente si andrà a trasferire, altrettanto abusivamente, nella casa della nonna di T.J.. L’incontro con Hesher, inizialmente traumatico, sarà quanto di più positivo per la famiglia distrutta di T.J.

Un film drammatico, drammaticissimo e divertente allo stesso tempo. Il contrasto creato tra l’atmosfera tetra della casa (e della vita) di T.J. e l’umorismo spietato, senza freni inibitori e anche alquanto bastardo di Hesher è un mix che funziona quasi alla perfezione. In tutto questo si inserisce perfettamente il personaggio di Nicole (Natalie Portman), anche lei in una situazione abbastanza disastrata, soprattutto dal punto di vista economico, la cui vita cambierà grazie all’incontro con Hesher.

Voto: 7,5

Romeo’s Daughter – Rapture


Ritorno in pompa magna per una band che manca dalle scene musicali dalla bellezza di 20 anni, i Romeo’s Daughter tornano a coinvolgerci con questo nuovo album, Rapture, che di sicuro non deluderà chi li ha potuti apprezzare nella loro carriera passata (tra cui non figuro io, che nascevo mentre loro “morivano”) e anche da chi, come appunto me, scopre per la prima volta il roro pop rock carico di sentimento, guidato da una voce femminile soave come quella di Leigh Matty.

Titolo: Rapture
Autore: Romeo’s Daughter
Genere: Pop Rock
Anno: 2012
Canzoni imprescindibili: Trippin’ Out, Cannot be the One, Alive, Bittersweet

Dopo la dovuta introduzione al gruppo e alla stesura dell’album, è bene analizzare più nel dettaglio le tracce che lo compongono, alcune delle quali sprigionano una carica assoluta, altre, più soavi, riescono ad arrivare, grazie al testo, agli strumenti e soprattutto grazie a Leigh e ai coristi, con una certa facilità a chi le ascolta.

  1. Trippin’ Out: Ottima canzone d’apertura, ritmo incalzante per un brano che cerca, senza alcun indugio, di arrivare subito al cuore dell’ascoltatore. So già che sarà uno dei miei brani cult per i prossimi mesi!
  2. Bittersweet: Traccia molto più leggera della precedente, con un testo molto bello e con le chitarre che riescono ad ottenere l’effetto voluto alla perfezione. Cori che si inseriscono perfettamente nella logica del brano, puntualissimi.
  3. Cannot be the One: E’ già arrivato il momento della balld o canzone d’amore. Forse meglio definirla una canzone d’amore, visto il ritmo sostenuto che non è tipico delle ballad classiche. Un testo fantastico e ritmo che rimane in testa già dal primo ascolto.
  4. Keep Walking: In questo brano siamo, per intenderci, molto vicini allo stile dei No Doubt. Canone che funzione, aiutato dalla brevità della traccia. Da sottolineare l’assolo di chitarra.
  5. Lightning: Nonostante il testo sia davvero bello, questa traccia non mi convince appieno e il ritornello non è fatto con la stessa verve delle canzoni precedenti. Necessiterà di un secondo ascolto.
  6. Alive: Uno dei pezzi migliori dell’album. Dai ritmi “medi” delle strofe si passa ad una vera esplosione nel ritornello, che è davvero qualcosa di magistrale. Pochi cori, ma puntualissimi e inseriti nei punti giusti. Assolo di chitarra molto “evocativo”.
  7. Fly Away: Altra ballad, ma questa volta poco convincente, nonostante i cori maschili siano molto apprezzabili.
  8. Make my Dreams come True: L’inizio con voce maschile introduc e molto bene un brano abbastanza semplice da digerire.
  9. Precious Thing: Brano non particolarmente efficace che non mi convince sin dall’inizio. Forse il pezzo meno riuscito dell’intero album. Tentativo mal riuscito di concentrare tutta la carica sulla parte vocale.
  10. Talking Love: Come ritmo e voce si mantiene più o meno sullo stesso andazzo della traccia precedente, ma ha sicuramente qualcosa in più. Quel qualcosa in più è sicuramente nel testo, molto più coinvolgente.
  11. He’s Mine: Parte introduttiva che colpisce, poi calo verticale, per una canzone che si riprende solo tra l’assolo di chitarra e il bridge.
  12. Will Be: Ballad di chiusura dell’album e purtroppo una chiusura non delle migliori. Canzone che risulta parecchio noiosa.

Un album sicuramente ben riuscito nel suo complesso, con qualche inevitabile falla. Ci sono sempre quelle due o tre canzoni in un album che non sono per niente destinate a rimanere, altre invece che si apprezzano molto più delle altre.

Voto: 7,5

Biancaneve


Chiunque ha visto la versione Disney del capolavoro dei fratelli Grimm “Biancaneve e i sette nani”. Chi però avrebbe mai detto che nel corso di quest’anno sarebbero usciti ben due film ispirati alla fiaba dei Grimm? Ebbene, mentre uno è nelle sale, l’altro, intitolato “Biancaneve e il cacciatore” dovrebbe uscire negli Stati Uniti a inizio Giugno. E ovviamente, vanno guardati entrambi, anche se in realtà quello che mi ispira maggiormente è il secondo, che sembra avere delle atmosfere più dark, simili ad “Alice in Wonderland” di Tim Burton.

USA 2012
Titolo Originale: Mirror Mirror
Regia: Tarsem Singh
Cast: Lily Collins, Julia Roberts, Armie Hammer, Nathan Lane, Sean Bean
Genere: Commedia, Fantasy

Inutile stare a ricapitolare la trama, tanto la conoscete tutti immagino (e spero). E’ bene chiarificare però che questa versione di Biancaneve si tratta di una rivisitazione in chiave un po’ più moderna della classica fiaba dei Grimm e dunque soggetta a qualche modifica nella caratterizzazione dei personaggi. Intanto, ad esempio, non esiste un vero e proprio cacciatore, ma una bestia che “infesta” la foresta, designata per uccidere Biancaneve. In secondo luogo i sette nani intanto non hanno gli stessi nomi di quelli della fiaba, ma nomi ispirati ai mestieri svolti prima di essere banditi dal villaggio (ad esempio Mezzapinta gestiva un pub, Macellaio, Mangione e così via), ma soprattutto sono dei briganti che girano per la foresta con dei trampoli per nascondere la loro identità. In ultimo luogo Biancaneve, invece che principessa indifesa, diventerà nel corso del soggiorno dai nani, una guerriera e spadaccina provetta.

Dunque l’obiettivo del film è riproporre la fiaba di Biancaneve dandole una nuova chiave di lettura, cercando anche di dare qualche spunto per ridere, visto che in alcuni frangenti il film assume i tratti della commedia romantica. Obiettivo in cui secondo me non riesce molto. Intanto fa poco ridere tranne poche scene in cui sono protagonisti i nani, mentre il principe Azzurro, che probabilmente negli intenti degli autori doveva essere uno dei personaggi più comici, non fa ridere nemmeno un po’.

Nonostante la rivisitazione, vista in una maniera davvero originale, le ambientazioni rese abbastanza bene, che danno un tocco di fastosità e maestosità alla storia, il film non convince del tutto. Come grandissimo pregio, che poi può essere ritenuto abbastanza importante, ha quello di lasciarsi guardare senza risultare mai noioso. Vorrà dire che l’attesa verso “Biancaneve e il cacciatore” inizierà a farsi molto più spasmodica, vista la parziale delusione di questa versione.

Voto: 5+

Saturday Night Glee-ver


Come immagino molti di voi avranno visto, nell’ultima puntata è stata fatta una specie di tributo alla colonna sonora di “La febbre del Sabato Sera”, film cult con John Travolta in cui il protagonista si trova a fare i conti con il proprio indiscutibile talento e con le scelte di vita conseguenti ad esso. Il film inoltre ha rappresentato, soprattutto dal punto di vista musicale, un’intera generazione. Ecco. Non la mia. E lo dimostra il fatto che non ho mai visto il film in questione, però conosco abbastanza bene le canzoni che ne fanno parte, anche perchè, bene o male, il genere disco (che è forse il genere che meno apprezzo dell’intero panorama musicale storico e mondiale), deve molto, moltissimo a quel periodo. Infatti le canzoni disco di quel periodo non hanno niente a che vedere con quelle che ci vengono propinate e somministrate oggi. Sono di tutt’altro livello!

Siccome non sono assolutamente in grado di parlare nè del film “Saturday Night Fever”, nè della musica disco in generale, cercherò di scrivere qualcosina sull’ultima puntata di Glee, secondo me senza ombra di dubbio la migliore di questa terza (un po’ ombrosa) stagione, superando di qualche spanna la puntata natalizia, che secondo me è stato, fino a martedì, il punto più alto raggiunto dalla stagione.

Se infatti la storia della puntata si inserisce benissimo in quella di tutta la serie, in cui i suoi protagonisti sono alle prese con la scelta del college o comunque con le varie scelte sul proprio futuro, la ripresa della colonna sonora “La febbre del Sabato sera” viene data ai ragazzi, soprattutto ai tre che ancora non hanno fatto una reale scelta, per spronarli ad avere autostima e per aiutarli a prendere una decisione. Non a caso infatti le canzoni meglio eseguite e più rappresentative dell’intera puntata sono quelle eseguite da Mercedes, che si esibisce in una fenomenale, davvero fenomenale, versione di Disco Inferno, quella eseguita da Santana, If I Can’t Have You, e quella eseguita da Finn, More Than a Woman.

Oltre alle bellissime canzoni dei tre (forse tra i tre Finn è stato quello che l’ha fatta peggio, ma a me è piaciuta abbastanza), la vera chicca di puntata, quella che mi ha realmente folgorato sulla via di Damasco. Wade, ma soprattutto il suo alter ego, Unique. Una voce ed un esibizione fantastica con una canzone, Boogie Shoes, che non avevo mai sentito in vita mia, ma che già amo! Essendo Wade il vincitore del Glee-Project, lo vedremo come personaggio nella serie, quindi la speranza che approfondiscano bene la sua storia, e anche quella che lui debba cantare in ogni episodio, per forza, perchè è fantastico, arrivano d’obbligo.

Infine, un anticipazione. Sto preparando una mega-classificona delle serie tv che ho visto della stagione 2011/2012! Iniziate ad ipotizzare dove potrebbe/dovrebbe stare Glee secondo voi e quando sarò pronto vedremo se le vostre aspettative saranno confermate o “deluse”!!!

 

Romanzo di una strage


E’ sempre un bene quando qualcuno cerca di raccontare e mettere a portata di tutti le ombre storiche del proprio paese, soprattutto se ci si riferisce ad un periodo che raramente viene insegnato nelle ore di storia alle superiori e chi, come me, decide di intraprendere strade scientifiche, non avrà mai l’occasione di approfondire l’argomento, se non facendolo da solo. Cosa che, dopo la visione di questo film, ho puntualmente fatto.

Italia 2012
Titolo Originale: Romanzo di una strage
Regia: Marco Tullio Giordana
Cast: Valerio Mastrandrea, Pierfrancesco Favino, Laura Chiatti, Fabrizio Gifuni, Giorgio Tirabassi
Genere: Storico, Investigativo

Il film narra la storia e le varie implicazioni che nacquero dopo la strage di Piazza Fontana, del 12 Dicembre 1969. La storia viene narrata sotto tutti i punti di vista, con particolare attenzione a quello dell’anarchico Giuseppe Pinelli (interpretato da un ottimo Pierfrancesco Favino), animatore del circolo “Ponte della Ghisolfa”, e del commissario Luigi Calabresi, primo ad indagare sull’accaduto.

Un evento, su cui tuttora ci sono molte ombre. A partire dal fatto che siamo nel 2012 e il caso per lo Stato italiano non ha colpevoli. Inoltre, la morte di Pinelli è tuttora un grandissimo mistero nel mistero. Tenuto in questura in stato di fermo illegalmente per tre giorni (si poteva solo per due giorni, quindi o andava liberato o messo in carcere), muore cadendo dalla finestra durante un interrogatorio, tuttora inspiegabilmente. Il film (e anche il romanzo da cui è tratto) percorre su questo la tesi secondo cui Calabresi fosse uscito dalla stanza e tutto sia successo mentre lui non era presente. Anche su questo, nonostante sia stata tolta ogni responsabilità sull’accaduto al commissario, ci sono ancora molte molte ombre.

La narrazione procede ad un ritmo lento, atto a far comprendere appieno i fatti allo spettatore. Il più grande pregio del film è proprio quello di attenersi ai fatti storici, inserendo qua e là la propria tesi di fondo, soprattutto per quanto riguarda i misteri che avvolgono la vicenda, senza lasciarsi andare ad inutili, quanto fuori luogo, spettacolarizzazioni. Ci, come me, ha visto o vedrà il film per farsi un’idea chiara su questo evento, non rimarrà certamente deluso. La forma è molto cronachistica, forse per qualche ruolo si potevano scegliere attori migliori, come ad esempio il pessimo Sergio Solli, che interpreta Marcello Guida.

Voto 7+

The Island


E’ giusto nascere già adulti e vivere solo per morire? E’ giusto vivere la propria vita pensando di essere un prescelto, uno dei pochi, invece sei solo un “pezzo di ricambio” di qualcuno più importante e con più soldi di te (anche perchè tu non ne hai)? E’ questo lo scenario che ci propone questo film, la creazione di una vita “artificiale”, atta a soddisfare i bisogni di qualcuno che vive in un mondo ritenuto più importante del tuo.

USA 2005
Titolo Originale: The Island
Regia: Michael Bay
Cast: Ewan McGregor, Scarlett Johansson, Djimon Hounsou, Sean Bean
Genere: Fantascienza, Azione

La trama in breve: il film narra la vita in una società sviluppatasi nel 2019 a seguito di una grande infezione che ha colpito il mondo intero. I pochi sopravvissuti vivono tutti insieme, rinchiusi in quarantena, con la possibilità di avere interazione, seppur limitate, tra di loro. Queste persone vivono tutti i giorni sperando di vincere una lotteria, per la quale il vincitore verrà trasportato su un’isola, l’unico luogo sulla terra rimasto incontaminato. In realtà queste persone non sanno di essere dei cloni, che il contagio mondiale non è mai avvenuto e che sono delle copie di persone che necessitano trapianti d’organi, figli, etc. L’unico a capire qualcosa della situazione è Lincoln 6-Echo (Ewan McGregor), che, scoperto l’arcano, decide di fuggire assieme a Jordan 2-Delta (Scarlett Johansson), creando non pochi problemi alla società che si occupa di creare pezzi di ricambio per gli esseri umani.

Un film che si propone di trattare un tema così complicato e delicato rischia sempre di divagare o di ridurre il problema in maniera molto semplicistica. Questo ha un’ottima premessa, un’ottima prima parte, quella in cui ci viene narrata la finta realtà in cui vivono i cloni, quella in cui degli esseri dichiaratamente senza anima iniziano a scoprire di provare dei sentimenti, di poter sognare e, qualcuno di questi, di volersene andare e di voler conoscere. Ciò che distrugge tutto il sistema è infatti la curiosità umana, con cui i proprietari dell’azienda non avevano fatto i conti.

Purtroppo però nella parte centrale il film divaga un po’ da quello che è il suo reale obiettivo, trasformandosi in un semplice film d’azione, che si concentra da un lato sulla ricerca dei due fuggitivi, dall’altro sulla ricerca, da parte dei due fuggitivi, di coloro che hanno pagato per avere un pezzo del loro corpo. Le parti d’azione sono spettacolari e fatte bene e, per fortuna, a un certo punto il film ritorna sui suoi binari originari.

VOTO 7,5