Shame


Regno Unito 2011
TItolo Originale: Shame
Regia: Steve McQueen
Cast: Michael Fassbender, Carey Mulligan, James Badge Dale
Genere: Drammatico

La trama in breve: Brandon è un uomo d’affari, affetto da dipendenza da sesso. Questo suo disturbo lo porta ad avere sempre rapporti occasionali e a continue masturbazioni anche nei momenti più impensabili. Inoltre la malattia lo porta al quasi totale azzeramento dei rapporti umani, in modo da allontanare da sè qualsiasi pericolo. Le cose sono destinate a peggiorare nel momento in cui va a vivere a casa sua la sorella minore Sissy.

Secondo film firmato Steve McQueen dopo il capolavoro Hunger, che vinse il premio come migliore opera prima al festival del cinema di Cannes nel 2008. Questa sua seconda opera, Shame, è arrivata in Italia prima dell’opera precedente, facendo conoscere ed apprezzare il regista, grazie al cui successo poi si decise di portare in Italia anche Hunger.

Il film racconta una storia piuttosto tragica, basata sull’incapacità di un uomo di provare alcun tipo di sentimento, basando tutta la sua vita sulla pulsione sessuale. Se è vero che è proprio l’anima e sono proprio i sentimenti a distinguerci dal resto degli animali, potrete immaginare quale sia la qualità della vita di quest’uomo.

La storia ci viene narrata facendoci capire man mano quale sia il problema del protagonista, attraverso una narrazione lenta ma lineare, accompagnata talvolta da delle ottime musiche. La maestria di McQueen la si vede in come vengono costruite le singole scene, nessuna sequenza è lasciata al caso, tutto ha una sua funzionalità all’interno di ogni scena e, a livello più alto, all’interno del film.

Michael Fassbender è inoltre uno degli attori più in voga del momento, infatti quest’anno al cinema lo abbiamo visto con questo Shame, con Hunger e lo vedremo a inizio settembre con Prometheus. Le sue prove sono entrambe di alto livello, riuscendo ad entrare sempre bene nella parte che gli viene proposta.

In questo è sicuramente bravo nel rispecchiare nel suo volto, nei suoi gesti e nelle sue parole, i problemi con cui deve convivere il protagonista, risultando talvolta quasi a livello di apatia.

Apatia che si respira per tutta la durata della pellicola. Il regista è bravo nel cercare di non fare provare emozioni allo spettatore e ci riesce. Forse fin troppo, facendo risultare l’apatia con cui è stata costruita l’opera quasi come un difetto agli occhi degli spettatori.

Voto: 8+

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